Una Culla

Lo scorso dicembre sono venuto a conoscenza di una pregevole iniziativa portata avanti ed organizzata dalla Redazione di Siciliainformazioni. L’iniziativa dal titolo “Siamo tutti scrittori – scegliete i migliori” mi ha subito affascinato e coinvolto. Questo è lo spirito della interessante idea: “Non si nasce scrittori, si diventa scrittori. Non necessariamente autori di testi immortali, ma narratori, divulgatori di storie. Realmente accadute? Non necessariamente. La fantasia può raccontare la realtà meglio dei fatti, ed un fatto certe volte assomigliare ad una favola. Chi di voi non ha una storia da raccontare? Un sogno, un episodio, un’avventura che avete vissuto, un fatto cui avete assistito, una storia che vi è stata riferita, una favola che vi è stata ripetuta per tanto tempo e vi è è rimasta nella memoria… SiciliaInformazioni vi invita a scrivere la “vostra” storia, (indirizzando la mail a redazione@siciliainformazioni.com e direttore@siciliainformazioni.com) e s’impegna a pubblicarla. Vi chiede che non superi le trenta-quaranta righe e contenga un titolo ed una firma, che consenta la reperibilità dell’autore. Coloro che vorranno rimanere anonimi, tuttavia, saranno accontentati, ma l’elaborato non potrà essere inviato in forma anonima. Altrimenti sarebbe impossibile premiare l’autore. Gli autori dei testi giudicati di maggior interesse riceveranno un riconoscimento nel corso di una apposita manifestazione organizzata da Siciliainformazioni.”
Ho partecipato con entusiasmo e ho trovato pubblicato il mio scritto in questa pagina. Ve lo propongo nella speranza che possa piacervi ed incontrare il vostro positivo parere. Naturalmente sono disponibile alle riflessione ed allo scambio di opinione, come sempre.
UNA CULLA
Vivere in Sicilia è come essere padroni di una casa che non è la nostra, è come pensare di poter fare e dire tutto senza in realtà avere la possibilità di assaporare mai nulla.
“La Sicilia è una culla”. Mi è capitato spesso di pensare a questa affermazione durante l’anno appena trascorso. Una culla dovrebbe essere il luogo caldo e asciutto della nostra prima infanzia, quel luogo dove nostra madre ci distoglie con una carezza da tutti i pensieri, dalla paura del buio. Una culla. Quale lenzuolo copre le generazioni di baraccati che si sono succedute, ereditari padroni del niente, a Messina e nella valle del Belice? Quanti anni dovranno ancora passare affinchè quella gente possa avere una casa, una culla, degna di questo nome? Cento anni sono trascorsi dal dramma dello stretto, quaranta dalle scosse del Belice. Tremori e paure, paura che ti disossa l’anima e sventra le case. Promesse che partoriscono baracche di prima accoglienza. Accoglienza che diventa inganno, campagna elettorale e paura. Quella non ti lascia mai. La paura di vedere i tuoi giorni scorrere tra umidità e tarme, tra servizi fatiscenti e solitudine, ed i tuoi figli crescono senza conoscere l’abbraccio di una vera casa, né il tiepido amore di una culla.
Sono passato per quei luoghi in questi giorni e tutto sembra andare avanti pur essendosi fermato nel tempo. 1908 e 1968: sessant’anni. Da una paura ad un’altra. 1908 e 2008: cento anni.
Certo, molto è cambiato. La ricostruzione. Messina. Gibellina. Montevago. Salemi. Santa Margherita di Belice. Non sono più puntini indefiniti su una cartina geografica. Il dramma ha consegnato questi paesi alla storia ed insieme a loro i tanti morti. Quelli la cui vita è stata spezzata una notte dall’ira della natura e quelli la cui vita è terminata col sogno che la ricostruzione li coinvolgesse, col sogno di dare un tetto non metallico ai propri figli. Una casa, una culla.
Mi si chiedeva di raccontare una storia. Mi ha travolto uno spaccato di vita. Macerie che non sono andate mai del tutto via, illusioni vendute a chi tutto aveva perso, istanti e gioie passate insieme, nell’abbraccio di famiglie autentiche, di gente ancora attaccata a valori quali la famiglia, l’onestà e la sicilianità, famiglie di baraccati, famiglie sopravvissute al tempo dell’inganno con dignità, custodi di una storia che si fa vita e di una vita che si fa storia tutti i giorni, ogni singolo giorno.
Non sono invisibili. Il loro cuore batte al centro delle nostre città, i loro bambini vanno a scuola come tutti gli altri, i loro padri pagano le tasse. Una culla.
Anche questo è vivere in Sicilia dove può essere festa e sole tutti i giorni, dove essere padroni di casa non ha mai voluto significare molto, dove ogni lembo di terra è stato assoggettato ma mai conquistato in realtà, poiché lo spirito è polvere, è vento, etereo ed invisibile ed imprigionarlo non si può.
Si, è vero. La Sicilia è una culla. La nostra, la mia. Ma per troppe volte il suo tetto è stato cosparso di stelle, il suo cuscino reso più dolce dal petto di un padre, la sua coperta ricamata dal battito incessante della solidarietà umana.
Ma anche la notte più bella può rimanere sempre e solo notte senza l’alba.
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