
Con la legge n. 36/1994, denominata legge Galli, il Parlamento ha riscritto il sistema di gestione delle risorse idriche, istituendo gli ambiti territoriali ottimali ed il servizio idrico integrato e stabilendo l’affidamento di quest’ultimo ad un unico soggetto gestore, con lo scopo di razionalizzare e unificare la gestione di tutti i servizi connessi con l’uso delle risorse idriche, dalla fonte di approvvigionamento alla depurazione. Con l’art. 69 della legge n. 10/1999, l’Assemblea regionale siciliana ha recepito la legge Galli, ed attribuito al Presidente della Regione il compito di determinare gli ambiti territoriali ottimali (ATO) e le modalità della loro costituzione.
Gli ATO siciliani, coincidenti con i territori delle nove province, sono stati determinati con i decreti del Presidente della Regione n. 114 del 16 maggio 2000 e n. 16 del 29 gennaio 2002; il decreto presidenziale n. 209 del 7 agosto 2001 ne ha stabilito le modalità organizzative. Ai sensi di quest’ultimo decreto, i Comuni e le Province regionali, al fine di coordinarsi per il raggiungimento delle finalità della legge, potevano optare per le forme organizzative della convenzione o del consorzio, rispettivamente previste dagli art.30 e 31 del D.lgs.vo n. 267/2000. Gli enti locali della provincia di Agrigento hanno optato per la costituzione del Consorzio e quest’ultimo è stato istituito con la deliberazione del Commissario ad acta n. 39 del 7 agosto 2002, con la quale sono stati approvati anche la convenzione e lo statuto. Gli organi del Consorzio hanno deliberato di affidare a privati la gestione del servizio idrico integrato dei 43 Comuni della provincia e per tale finalità hanno dato corso a ben tre gare di appalto, nelle quali è avvenuta la progressiva riduzione della cauzione da 37 a 5 milioni di euro e, di conseguenza, delle garanzie per il Consorzio.
Oggetto dell’affidamento è stato anche l’insieme dei lavori previsto nel piano operativo triennale (POT), pur essendo quest’ultimo reputato carente e poco corrispondente al reale fabbisogno dei 43 Comuni, come è emerso in varie sedute dell’assemblea e del cda, come risulta, tra l’altro, dal verbale n. 4/2002 dell’Assemblea, nel quale si dà atto che “… il Consiglio di Amministrazione, pur avendo riscontrato l’assenza di alcuni dati e la non bancabilità del piano, all’unanimità ha deciso di approvare il piano, riservandosi successivamente di apportare le opportune modifiche”.
Ancora prima che si deliberasse il bando della terza gara di appalto, era a tutti noto che la Voltano S.p.A., partecipata da 10 Comuni facenti parte dell’ambito territoriale (Agrigento, Aragona, Comitini, Favara, Joppolo Giancaxio, Porto Empedocle, Raffadali, San Biagio Platani, S. Angelo Muxaro, Santa Elisabetta), aveva da tempo in corso iniziative per partecipare alla gara in associazione temporanea con altre imprese, in particolare con la s.p.a. Acoset di Catania.
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