I Nomi degli Eroi per le strade siciliane

Ci sono uomini che sono morti perché hanno deciso di lottare contro la mafia, coraggiosamente ed orgogliosamente. Uomini che sono stati uccisi a pochi passi dalle nostre case, mentre noi ci guadagnavano il pane e ci divertivamo; uomini che avrebbero potuto decidere di dedicarsi ad altro, anziché scagliarsi contro chi ha poi decretato la loro fine. Non lo hanno fatto per meritarsi chissacché, oltre allo stipendio a fine mese, però noi vivi dovremmo ricordarli, alla stregua degli eroi che hanno fatto l’Italia. Non solo eventi, manifestazioni e convegni, ma anche l’intestazione di piazze, vie, vicoli e vicoletti, come si faceva all’inizio del secolo scorso con Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio. Sicché fra cent’anni ci sarà chi si darà un appuntamento galante o di lavoro in piazza Rosario Livatino, in via Antonino Saetta, in largo Giuliano Guazzelli, in vicolo Pasquale Di Lorenzo. Quattro nomi non scelti per caso, non sbucati dal tetro e denso cilindro delle vittime delle mafia. Si trattano, infatti, di quattro uomini che sono stati ammazzati nella nostra provincia: il giudice ragazzino sul viadotto Gasena lungo la statale 640 nel 1990; il giudice Saetta fu assassinato nel 1988 sulla strada Agrigento – Caltanissetta, insieme al figlio Stefano, dopo aver assistito a Canicattì al battesimo di un nipotino; il maresciallo Guazzelli, detto il mastino, fu mandato all’altro mondo vicino Menfi nel 1992; il sovrintendente della Polizia Penitenziaria, Di Lorenzo, morì sempre in quell’anno maledetto, a Porto Empedocle. Ebbene, stando alla toponomastica contemporanea dei quarantadue comuni agrigentini, almeno per il momento, solo in poche parti si trova una strada dedicata ai primi tre, mentre nessuna è intitolata a Di Lorenzo, neanche un vicolo di periferia. Ma andiamo con ordine, cominciando con il giudice Rosario Livatino, il “martire della giustizia ed indirettamente della fede”, come lo definì Papa Giovanni Paolo II.
Sono sedici le strade a lui dedicate: si trovano a Agrigento, Aragona, Campobello di Licata, Canicattì, Castrofilippo, Favara, Grotte, Licata, Naro, Porto Empedocle, Raffadali, Racalmuto, Ravanusa, Ribera, Santa Elisabetta e Joppolo Giancaxio. Tra i quattro, è la vittima della mafia che ha più intitolazioni toponomastiche: per gli appassionati delle percentuali, il 38% dei comuni agrigentini si è ricordato di Livatino quando ha dovuto assegnare il nome ad una strada. Ad Antonino Saetta, ucciso quando era presidente della I sezione della Corte d’Appello di Palermo, quattordici comuni hanno dedicato una via. Rispetto alla lista precedente, in questo caso troviamo due città nuove, Realmonte e Comitini, ed altrettante in meno: Ribera e Joppolo Giancaxio. Sette comuni, invece, hanno intitolato una strada al toscano Giuliano Guazzelli, che ha indagato anche sulla strage di Porto Empedocle: Agrigento, Campobello di Licata, Favara, Menfi, Porto Empedocle, Ribera e Santa Elisabetta. Come già scritto, zero assoluto e malinconico per Pasquale Di Lorenzo, fatto fuori per rappresaglia: fu identificato, infatti, come simbolo della vendetta mafiosa del 1992, che prevedeva l’uccisione di un poliziotto penitenziario per ogni carcere siciliano. Un progetto macabro e criminale che fu attuato solo nel suo caso. Come s’è intuito, la memoria di queste quattro vittime della mafia è scarsamente ricordata. I comuni che non hanno neanche un vicolo a loro intitolato rappresentano poco più del 50%, essendo ventitré: Alessandria della Rocca, Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Cammarata, Casteltermini, Cattolica Eraclea, Camastra, Cianciana, Lampedusa e Linosa, Lucca Sicula, Montallegro, Montevago, Palma di Montechiaro, San Giovanni Gemini, Sambuca di Sicilia, Santo Stefano Quisquinia, Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Sciacca, Siculiana e Villafranca Sicula. Ad onor di cronaca, comunque, non mancano in alcune di queste città strade intitolate a vittime di mafia. A Palma di Montechiaro, ad esempio, ci sono vie intitolate a Boris Giuliano e a Cesare Terranova; ed il geometra Calogero Bongiorno, dell’ufficio tecnico del Comune palmese, ha dichiarato che “l’attuale espansione della città porterà di conseguenza a nuove strade, che saranno intitolate anche ad altre vittime della mafia”. Simile risposta è giunta anche da Bivona, il cui lo stesso Comune ha voluto segnalare la presenza della piazza intitolata a Piersanti Mattarella, il presidente della Regione Siciliana ucciso a Palermo il 6 gennaio del 1980. In conclusione, lo scienziato e politico statunitense Benjamin Franklin un giorno disse: “Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo”. La memoria, infatti, va fissata, anche con l’intitolazione di una strada di campagna, magari sottratta ad una sigla che ha un senso solo per la toponomastica tecnica.
(Walter Giannò, scritto per “FuoriRiga”)
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giugno 27th, 2010 at 23:03
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