L’analisi del voto e del DDL sulle Intercettazioni. Marco Travaglio dixit
Marco Travaglio spiega le conseguenze sulla (in)sicurezza che causerà la legge sulle intercettazioni
Letti tutto...
Marco Travaglio spiega le conseguenze sulla (in)sicurezza che causerà la legge sulle intercettazioni
Letti tutto...
I disservizi idrici a Sciacca ed in provincia di Agrigento sono cronaca di tutti i giorni da qualche anno a questa parte. Già con l´EAS infatti avevamo assistito al perpetuarsi di problematiche gravi connesse ad una gestione inefficiente, per non dire inesistente, alla sostituzione del Comune all´Ente nella riparazione della fatiscente condotta idrica e quant´altro.
Quella che il 27 Maggio del 2008 era stata salutata dall´ex amministrazione Turturici come la “Panacea di tutti i mali“, ovvero l´affidamento a privati per trenta lunghi anni delle nostre risorse idriche, si è rivelata invece essere la “brace” che ha fatto seguito alla “padella” EAS. Siccome dalle nostre parti al peggio non c´è mai fine, era stato deciso infatti di privatizzare la gestione del servizio idrico, affidarla a Girgenti Acque e far pagare lo scotto di tutte queste scelte, che portano la firma autorevole dell´allora presidente Fontana, solamente agli ignari e inconsapevoli Cittadini, che a fronte di un servizio rimasto tale o forse peggiorato, si sono già visti e si vedranno recapitare bollette sempre più salate. Il Comune, è stato ripetuto più volte anche dall´ex sindaco, si è così di fatto sollevato da ogni responsabilità: col gestore privato non dovrà più tappare le falle di nessuno, anche se questo risulta palesemente inadempiente. Adesso ci pensa l´ATO Idrico a fare gli interessi di non si sa chi. Ai Cittadini, che saranno gli unici a sobbarcarsi gli oneri di tale scelta scellerata, dovranno forse pensarci le associazioni e il Comitato dei sindaci “ribelli”.
Da quella famosa data di Maggio 2008 a Sciacca registriamo quotidianamente:
• interi quartieri lasciati senz´acqua per diverse settimane, acqua che invece vediamo scorrere per le strade attraverso buche dell´asfalto o vediamo giungere torbida nei rubinetti delle altre contrade;
• condomini non ancora allacciati alla rete idrica (col nuovo gestore in molti casi ci vogliono anche quattro mesi, o forse più, e solo dopo aver prodotto uno stuolo infinito di documenti al limite inverosimile di un regime burocratico);
• l´assenza di un ufficio permanente al servizio degli utenti (deve essere il Presidente della provincia, nonché presidente dell´ATO Idrico, Eugenio D´Orsi, e ci chiediamo anche quale sia il motivo, a prestare prima una volta e adesso due volte a settimana, l´ufficio URP di Corso Vittorio Emanuele per “aiutare” Girgenti Acque a ricevere il suo pubblico, sempre più indignato).
E’ il momento di tornare a farci sentire, le raccolte di firme non bastano più.
Con la controriforma delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, il regime punta a salvare i delinquenti e a privare i cittadini della necessaria informazione: vuole espropriarci di quel diritto che Luigi Einaudi definiva “conoscere per deliberare”.
Per questo il Fatto Quotidiano ha deciso di esordire in pubblico, prim’ancora di uscire nelle edicole, organizzando subito una notte bianca “No Bavaglio”. Perché la ragione sociale del nostro giornale è proprio questa: informare.
Ci troveremo tutti insieme la sera di mercoledì 8 luglio a Roma (il luogo lo stiamo scegliendo, per non lasciare fuori nessuno), per incontrarci e dire no alla legge eversiva e golpista del Signor P2 che mira a disarmare la magistratura e a imbavagliare la libera stampa.
Inviteremo sul palco giornalisti, scrittori e artisti per un grande happening di protesta, di satira, di testimonianza, ma soprattutto di informazione.
Spiegheremo la controriforma nel dettaglio, leggeremo e faremo ascoltare in originale le intercettazioni e le carte giudiziarie, anche inedite, dei grandi scandali politico-finanziari che il regime vuole nascondere ai cittadini.
I partiti e i politici di opposizione che vorranno aderire e partecipare tra il pubblico saranno i benvenuti.
Tenetevi liberi, invitate gli amici e restate in contatto con i nostri blog: ogni giorno vi aggiorneremo sugli sviluppi dell’iniziativa.
Più siamo, più il bavaglio si allontana.
Antonio Padellaro e Marco Travaglio
Letti tutto…
«Con la presente il sottoscritto prof. avv. Giulio Tremonti chiede l’immediato esercizio dei poteri sanzionatori». Inizia così l’ultimo affondo del ministro dell’Economia contro l’informazione, avviato ai danni di Milena Gabanelli e la sua «pericolosa» trasmissione Report. Non è piaciuta al ministro la puntata su social card e Tremonti bond, nonostante fosse stato intervistato lui stesso.
Così ha scritto 5 cartelle di esposto-denuncia alla Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e alla Commissione parlamentare per l’Indirizzo generale e la Vigilanza dei servizi radiotelevisivi. L’intento è chiaro: dimostrare la poca obiettività del programma, e dunque la lesione del dovere di informazione imparziale e completa imposto dal servizio pubblico. Insomma, non è una rettifica, tantomeno una querela. Ma Tremonti vuole comunque farsi sentire, esercitare «il potere sanzionatorio».
In effetti il rapporto del ministro con giornali e mass media in generale è costellato di eventi leggendari. Rumors più disparati raccontano di telefonate infuocate, battibecchi nervosi, arrabbiature furibonde. Certo, tutti i politici si arrabbiano con la stampa. E tutti vorrebbero averla amica e, se possibile, asservita. Ma Tremonti è tra i pochi (non l’unico, nell’intero arco parlamentare) a prendere iniziative in prima persona, a guerreggiare all’arma bianca con chi si occupa di lui. È quasi un corpo a corpo che il ministro ingaggia a colpi di pressioni indebite e invettive. Anche perché – lo sanno bene anche i non addetti ai lavori – la verve non gli manca.
Domenica 21 e lunedì 22 giugno gli elettori italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su un referendum abrogativo.
Il referendum abrogativo, previsto dall’articolo 75 della Costituzione, è uno strumento di democrazia diretta, ossia uno strumento attraverso il quale il popolo è chiamato a esprimersi, mediante un SÌ o un NO, direttamente e senza la mediazione dei propri rappresentanti in parlamento, su alcune questioni di interesse nazionale. Il referendum abrogativo, in particolare, ha come obiettivo l’abrogazione, totale o parziale, di una legge vigente. Tale abrogazione si verifica nel caso in cui la maggioranza dei votanti si esprima per il sì, in caso contrario la legge rimane in vigore.
Affinché un referendum abrogativo sia valido è necessario che esso raggiunga il cosiddetto quorum, ossia è necessario che si rechi a votare almeno la metà più uno degli aventi diritto al voto (ossia dei cittadini di età superiore ai 18 anni in possesso dei diritti politici). In caso contrario, il referendum è invalidato, e, anche se la maggioranza dei votanti si esprime a favore del SI, la legge oggetto del referendum rimane in vigore.
Il referendum su cui gli elettori saranno chiamati a esprimersi nei giorni 21 e 22 giugno ha a oggetto la legge elettorale di Camera e Senato, ossia la legge che detta le regole per l’elezione di deputati e senatori. Tale referendum mira ad abrogarne alcune parti.
Più precisamente sono tre i quesiti che verranno sottoposti agli elettori e tre le schede che verranno loro consegnate quando si recheranno al seggio.
La PRIMA scheda, di colore VIOLA, propone di abrogare la possibilità, per i partiti che concorrono all’elezione della Camera dei Deputati, di formare coalizioni, e, di conseguenza, propone di abrogare la possibilità di attribuire il premio di maggioranza a coalizioni di partiti.
La SECONDA scheda, di colore BEIGE, propone, parallelamente, di abrogare la possibilità, per i partiti che concorrono all’elezione del Senato, di formare coalizioni, e, di conseguenza, propone di abrogare la possibilità di attribuire il premio di maggioranza a coalizioni di partiti.
Vediamo di capire cosa è il premio di maggioranza.
In base alla legge elettorale attualmente vigente, il partito o la coalizione che ottiene la maggioranza dei voti, anche uno solo in più rispetto agli altri, ha diritto al cosiddetto premio di maggioranza, ossia ha diritto a occupare il 55% dei seggi della Camera dei Deputati (o del Senato). Di conseguenza, i partiti e le coalizioni che ottengono un numero inferiore di voti, possono dividersi fra loro soltanto il rimanente 45% dei seggi della Camera dei Deputati (o del Senato).
Si tratta, in pratica, di uno strumento che attribuisce al partito o alla coalizione di partiti vincente un numero di seggi superiore rispetto a quello che gli spetterebbe in base al numero di voti ricevuti. Grazie al premio di maggioranza, infatti, un partito o una coalizione che riceve più voti rispetto agli altri, anche uno solo in più, ha diritto al 55% dei seggi alla Camera dei Deputati (o del Senato) anche se ha ottenuto una percentuale inferiore di voti, ad esempio il 30%.
Letti tutto…