Sciacca, la sagra del mare

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Articoli

olio Ogni anno a Sciacca durante l’ultima settimana di giugno si festeggia la festa di San Pietro, ribattezzata anche la Sagra del Mare. E fin qui non c’è nulla di strano poiché è sempre bene perpetrare le nostre tradizioni e tenerle a mente per le future generazioni.
Il problema sta nel fatto che negli ultimi anni, con un escalation negativa in continuo crescendo, la festa si è trasformata nella sagra della bancarella e della giostra, e molto ha perso del significativo motivo d’essere originale nonché dell’aspetto religioso.
Durante il periodo festivo il quartiere della marina si trasforma in un via vai di bancarelle che offrono, a prezzo di saldo, di tutto e di più, bancarelle ammassate lungo entrambi i lati di una strada di già non larghissima, il tutto condito da un odore nauseabondo dove si miscelano tutte le flagranze possibili ed immaginabili.
Quest’anno in particolare la festa ha avuto un palcoscenico a dir poco approssimativo a causa dei lavori che da tempo stanno interessando il vicino quartiere dello Stazzone e l’area antistante la Capitaneria di Porto. Il risultato qual è stato? Il traffico nella zona è andato completamente in tilt poiché l’unico accesso al quartiere era fornito dalla galleria, quella più piccola, rimasta aperta al traffico mentre l’altra, la più grande, è chiusa da tempo. Non solo ma quell’unica galleria è stata presa d’assalto anche dai numerosi pedoni che la attraversano per raggiungere la vicina area attrezzata per ospitare le consuete giostre. Insomma nello spazio di poche centinaia di metri era possibile trovare auto, ciclomotori, folle di pedoni e giostre per tutti i gusti. La coda delle auto si estendeva a partire dalla discesa di via Morandi, già ad unica carreggiata a causa delle frane dei mesi scorsi, sino alla zona della marina. Raggiungere il parcheggio, ampio e disponibile, dell’area di Gaia di Garaffe, era praticamente impossibile a meno che non si era così pazienti da attendere il dipanarsi di almeno un’ora di file varie. Alla faccia della festa, del relax e del divertimento. E’ evidente quindi che qualcosa non ha funzionato per il meglio o che non tutti gli aspetti della festa sono stati curati a dovere. Sono stati molti i saccensi che hanno preferito lasciare l’auto in centro e scendere alla marina utilizzando le scale che collegano il parcheggio sottostante alla piazza Scandagliato col quartiere protagonista della Sagra. Si poteva e si doveva fare di più.
L’aspetto religioso del momento ha avuto tra gli aspetti più significativi, oltre alle messe presiedute dal parroco della chiesa, Padre Marciante, l’inaugurazione del nuovo altare presso la chiesa di San Pietro, la lettura delle lettere di San Paolo dato che il 2009 è anno paolino ed è stato festeggiato in tutto il mondo cattolico e la caratteristica processione del simulacro del Santo che, come ogni anno, attraversa le vie del quartiere dei marinai e viene portato in mare a benedire le acque e la pesca da una delle paranze della nostra flotta, la seconda per grandezza della Sicilia, dopo quella di Mazara del Vallo, prima di rientrare in chiesa accompagnato costantemente dalle note delle marce della banda musicale cittadina “Giuseppe Verdi”, diretta dal maestro Girolamo Dimino.
Le iniziative organizzate a corollario della festa sono state patrocinate dalle due coperative dei pescatori presenti in città, dal comune e dall’associazione “Slow Food Condotta di Sciacca”, presieduta da Nino Bentivegna. Non sono mancate le ormai famose e caratteristiche padellate a base, una sera, di polpi e, la sera seguente, di gamberi: entrambe le serate, è chiaro, sono state particolarmente apprezzate dagli amanti del pesce locale.
Altri due momenti significativi sono stati il recital che ha visto come protagonista Pippo Graffeo, impegnato nella recita delle poesie più importanti del poeta Vincenzo Licata, legato al mare e alla marina, e il concerto degli Skarafunia, la band capitanata da Alessandro Mucaria e che per poco lo scorso anno non è stata presa per partecipare ad X – Factor, la nota trasmissione musicale di Rai2.
Tutti gli eventi sono stati chiusi dal tradizionale gioco di fuochi pirotecnici che, come al solito, divide la cittadinanza tra coloro che si aspettavano di più e quelli che comunque hanno gradito lo spettacolo.
Nota dolente della manifestazione, oltre al traffico caotico e disordinato del weekend di San Pietro, anche la mancata “Antinna”, il gioco che è, o per meglio dire, era il vero fulcro delle tradizioni della sagra. Un lungo palo di legno colmo di sapone e posto lungo il molo del porto il quale doveva essere attraversato a piedi scalzi da persone di ogni età. L’obiettivo era quello di assicurarsi la bandierina posta alla fine del palo, per tutti i partecipanti era quasi obbligatorio un bel tuffo nelle acque del porto. E a quanto pare, sono state proprio queste acque a tradire l’evento: la Capitaneria di Porto non ha dato l’autorizzazione all’Antinna sia perché non ha giudicata idonea ed in sicurezza l’area preposta al gioco sia perché le acque del porto risultano essere altamente inquinate, con eventuali rischi quindi per tutti i partecipanti. L’inquinamento è certamente colpa dell’uomo poiché dovrebbe essere nostro compito di cittadini e di essere umani proteggere e salvaguardare tutto quello che è fonte di lavoro, di guadagno e di vita, e non deturparlo per poi gridare fuoco e fiamme dell’amministrazione comunale che non pulisce. Coscienza civica una volta la chiamavano.
Premesso ciò, mi auguro che negli anni a venire, con le dovute sicurezze e cautele, l’Antinna possa ritornare ad essere effettuata poiché rappresenta una delle poche tradizioni popolari ancora vive nella mente dei saccensi, anche dei più giovani, una manifestazione che rappresenta, con semplicità, l’apoteosi delle nostre vite, legate indissolubilmente al mare, alla lotta con esso, una lotta che, attraverso la conquista di una bandierina, si fa metafora di cose ben più importanti: la fatica del lavoro, il sudore della fronte, l’eterna battaglia con la natura, la conquista del pane quotidiano.
E Sciacca ha bisogno anche di questo, di non perdere l’essenza e la memoria di quello che è stato e di quello che è.

Calogero Parlapiano – tratto da “Controvoce”

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