Intervista a Giuseppe Marinello (Pdl): “A Sciacca e alla Regione più divisioni che convergenze”
Le elezioni amministrative di Sciacca si sono concluse da circa un mese. A mente fredda quali ritiene che siano state le cause del mancato riscontro elettorale per il candidato a sindaco del centrodestra Mario Turturici?
Le cause della sconfitta sono da ricercare prevalentemente nella mancanza di coesione una coalizione di centro destra che non si è presentata unita alle elezioni: è noto che l’MPA di Sciacca si è schierata col centrosinistra contro il candidato del Popolo delle Libertà. Anche l’UDC ha Sciacca ha operato una scelta nella direzione della divisione, probabilmente perché influenzata da valutazioni scarsamente politiche e bensì di natura personale. Che tali scelte siano state politicamente sbagliate non ci sono dubbi. Soprattutto per quello che sta accadendo oggi in città. A questo si aggiunge lo scarso risultato ottenuto dagli altri candidati a sindaco, che hanno conseguito, come unico risultato, quello di frammentare il voto. Io credo che con il centrodestra unito si poteva tranquillamente vincere. In ogni caso al di là delle scelte della dirigenza locale dei diversi partiti del centrodestra devo aggiungere che da diversi mesi sono state operate da alcune forze politiche regionali valutazioni ed alleanze che hanno fatto sì che il centrodestra arrivasse diviso e frammentato non solo a Sciacca ma anche in altre importanti città siciliane. Per dirla in breve, Sciacca è stato terreno di scontro di contraddizioni politiche che nulla avevano a che vedere con le vicende politico-amministrative e quindi con gli interessi della città. Conseguentemente abbiamo pagato, politicamente, scotto.
Come giudica il ritardo col quale il sindaco Vito Bono sta portando a termine la composizione della sua Giunta e cosa pensa a riguardo dei cinque assessori al momento designati?
L’ha detto lei. Gli assessori designati sono cinque e non sei come dovrebbero essere. (Intanto venerdì 10 luglio è stato nominato il 6° assessore, ndr) Non riesco ad immaginare se il sindaco Vito Bono fosse stato costretto a sceglierne otto come avveniva fino alla scorsa sindacatura. Avremmo aspettato anni per sapere chi erano gli assessori. Tra l’altro Vito Bono ha avito la grande opportunità di vincere al primo turno, risultato che lo libera dalle estenuanti trattative legate agli apparentamenti, pertanto questo ritardo e questa confusione mi risultano incomprensibili. Detto questo io aspetterei il primo anno per giudicare. Da quel che si vede in questo primo periodo le cose non sembrano mettersi bene, o almeno non vanno nella direzione che la gente credeva. Il Vito Bono che si dichiarava indipendente sta facendo i conti con le scelte e soprattutto le non scelte dei partiti che hanno appoggiato la sua candidatura. Sono noti a tutti il “mal di pancia” del PD e le indecisioni del segretario cittadino Coco, le vicende di Vincenzo Marinello, esponente del PD e deputato regionale che dopo essere stato designato assessore è stato costretto a dimettersi, l’autosospensione del consigliere provinciale Stefano Girasole dal suo partito, le dimissioni del consigliere provinciale Di Prima dalla carica di capogruppo…. Dal canto suo, l’MPA deve fare i conti con Pippo Turco, al quale è stata negata la presidenza del consiglio a favore di Filippo Bellanca che adesso comincia criticare l’amministrazione col risultato di spaccare lo stesso MPA in consiglio comunale. Il tutto vede soltanto soddisfatto l’onorevole Nuccio Cusumano. Insomma, se il buongiorno si vede dal mattino, si prospettano tempi bui.
Giuseppe Bono ha parlato di mancanza di democrazia all’interno di un partito che si definisce “della Libertà” in merito alla scelta del candidato a sindaco. Col senno di poi ed alla luce dei fatti e dei risultati finali, è possibile che le considerazioni fatte in sede di campagna elettorale dall’esponente di Forza Italia Giuseppe Bono possano essere considerate esatte?
E come giudica la notifica di licenziamento in atto da funzionario di Forza Italia di Giuseppe Bono?
La democrazia all’interno di un partito si misura anche sulla capacità di accettare la volontà prevalente, e di adeguarsi conseguentemente alla maggioranza, altrimenti ci troveremmo nel paradossale caso di dittatura delle minoranze; debbo anche aggiungere che chi si è impegnato con costanza e assiduità nella delegittimazione di una amministrazione guidata da un esponente del proprio partito, fino a sostanziare una candidatura, probabilmente ha contribuito al dato elettorale che oggi commentiamo. Per ciò che riguarda la notifica di licenziamento che interessa Giuseppe Bono, che peraltro ho appreso dai mezzi di informazione, posso solo dire che non sono io il suo datore di lavoro.
Quali sono ad oggi i suoi rapporti politici e personali con l’area del PdL che fa capo agli onorevoli Cimino e Miccichè?
Personalmente posso avere rapporti personali buoni con aderenti al mio stesso partito, con alleati o con avversari e viceversa posso averli pessimi. I rapporti personali si misurano sulle affinità intellettuali, su valori condivisi e su reciproci rapporti di stima ed amicizia. Per quanto riguarda i rapporti politici, personalmente sono abituato a verificarli di volta in volta sui fatti e sui contenuti.
Il governo regionale presieduto da Raffaele Lombardo ha vissuto e vive tuttora un periodo di turbolenza politica. Come si pone in merito a questa questione? Qual è la sua posizione e quella del suo gruppo?
Certamente sin qui il Governo Lombardo si è caratterizzato più per le divisioni che per le convergenze. Oggi pare che si vada verso un periodo di assestamento. Lombardo esponente dell’MPA è oggi alleato col Pdl sia a livello nazionale che nel governo della Regione, evidentemente la mia posizione non può che essere di collaborazione. E’ evidente che bisognerà definire programmi e azioni di governo in maniera coerente, evitando le scorciatoie delle polemiche e della demagogia. A tal fine la Regione deve migliorare enormemente la propria capacità di spesa, indirizzandosi su una riqualificazione della stessa soprattutto evitando la tentazione dell’utilizzo dei fondi strutturali per finanziare la spesa corrente. Personalmente, da vice presidente della commissione bilancio alla camera dei deputati, nell’esclusivo interesse della Sicilia e dei siciliani, e in uno spirito di quotidiana collaborazione mi adopererò affinchè questo avvenga.
Uno dei principali problemi che assilla la provincia di Agrigento e quindi anche Sciacca è la questione Girgenti Acque. Gli utenti sono esasperati da disservizi, costi eccessivi, mancanza di interlocuzione con la ditta in questione, mancanza di allacci e volture. Come gestire la questione della privatizzazione dell’acqua? E’ possibile avere fiducia in una società che già vanta ben due istanze di fallimento? Il Parlamento Nazionale ritiene proseguire sulla strada della privatizzazione dell’acqua o la famosa Legge Galli è modificabile e migliorabile?
Per quanto riguarda la questione di Girgenti acque sono dell’idea di aspettare prudentemente la sentenza del CGA che vede contrapposti Girgenti acque con alcuni comuni agrigentini.
In caso di non rescissione del contratto, i comuni e i componenti dell’Ato idrico dovranno avviare una fase caratterizzata da precise regole e prescrizioni al fine di ottenere un migliore servizio al più basso costo.
Occorre anche sottolineare che l’intera questione della privatizzazione della gestione delle risorse idriche, al di là della legge Galli, è oggi caratterizzata da un indirizzo prevalente del legislatore europeo che va proprio in questa direzione e vede il nostro paese in ritardo, quindi inadempiente rispetto agli obblighi comunitari e destinatario di procedure di infrazione. Occorre comunque essere disponibili ad un dibattito sulla questione purchè sia serio e scevro da facili demagogie.
Perché la privatizzazione delle Terme di Sciacca è un processo che ancora non è stato possibile portare a compimento? Come far uscire dalla crisi il termalismo siciliano? Come giudica il lavoro portato avanti fino ad adesso dal CdA delle Terme di Sciacca?
I ritardi e le indecisioni della Regione hanno caratterizzato pesantemente i processi di privatizzazione delle terme di Acireale e di Sciacca. Oggi occorre trattare in maniera complessiva la questione del termalismo siciliano individuando una complessiva strategia di sviluppo e rilancio che sia imprescindibile da un serio processo di privatizzazione delle strutture termali. E’ evidente che per operare verso questa direzione occorre che la Proprietà intraprenda con determinazione questa strada attuando i necessari atti consequenziali.
E’ palese che la mancanza di capacità decisionale e i tempi lunghi nella politica regionale hanno influenzato il lavoro del consiglio di amministrazione delle terme di Sciacca che si è trovato a dover gestire una difficilissima situazione, ed a cui va dato pubblicamente merito di aver portato avanti una situazione non certo facile rifuggendo dalla tentazione di facili abbandoni. Va dato merito all’attuale consiglio di amministrazione di avere salvaguardato il patrimonio dell’azienda stessa a differenza, ad esempio di quanto accaduto ad Acireale dove in situazione analoga si è dovuto procedere alla vendita all’asta di proprietà importati come ad esempio lo stabilimento Pozzillo. Anche la questione delle terme deve essere affrontata, al di là di qualunquismi e demagogie, facendo una seria analisi sulla situazione debitoria pregressa di cui pare si sia persa la memoria.
Fermo restando che è bene contenere i costi della sanità regionale, come giudica la possibilità che l’ospedale di Sciacca, il quale raccoglie un enorme potenziale di utenti, si ridimensioni a presidio ospedaliero? Perché il locale reparto di oncologia, fondamentale per saccensi e non, rischia frequentemente la paralisi per mancanza di fondi?
Personalmente, da un punto di vista politico non ho condiviso la scelta della rideterminazione delle aziende ospedaliere siciliane con l’accorpamento alle aziende territoriali, ma una volta operata la scelta bisogna intervenire al di là di una piccola visione provinciale e localistica della questione affinchè vengano garantiti presso l’ospedale di Sciacca gli attuali livelli di assistenza che anzi devono, e possono essere, ulteriormente migliorati.
Per quanto riguarda il reparto di oncologia che oggi sta soffrendo per la nota mancanza di fondi, (così come altri reparti virtuosi), personalmente sono convinto, ed ho manifestato più volte questa opinione al direttore generale Dott. Marano, che, considerata l’impossibilità di ricevere dalla regione ulteriori risorse aggiuntive, bisognava operare attraverso un meccanismo di riqualificazione della spesa utilizzando risorse e personale destinati a reparti, probabilmente meno strategici e forse meno virtuosi.
Infrastrutture: si continua a parlare di un progetto importantissimo e costosissimo quale quello del Ponte di Messina. Non potrebbe risultare prioritario invece l’ammodernamento delle nostre strade locali e provinciali, scenario nefasto di numerosi incidenti mortali o portare avanti i progetti in cantiere in merito alle nostre autostrade?
La questione è sicuramente mal posta: un conto è lo sviluppo e il miglioramento della rete stradale e autostradale siciliana, per altro già in opera, così come l’ammodernamento delle strade locali e provinciali, cosa sicuramente positiva e per la quale bisogna operare con opportuna sinergia fra enti locali, regione e governo nazionale. Altra cosa sono le grandi infrastrutture strategiche di cui la Sicilia e il meridione hanno bisogno per poter creare quelle condizioni di necessario bilanciamento con un nord Italia e nord Europa sempre più avanzato. Tra l’altro occorre anche sottolineare che nelle progettualità complessive riguardanti il ponte sullo stretto di Messina, i primi interventi previsti, ben 2 miliardi di euro, riguardano rete e servizi stradali e ferroviari prodromici al successivo intervento, che contribuiranno ad un grande miglioramento del sistema dei trasporti in Sicilia. Comunque l’idea che si debba ritardare in eterno “un progetto importantissimo” per la nostra regione e per tutto il meridione d’Italia, quando altrove si fa di tutto per portare avanti progettualità sempre più avanzate, quando si completa, ad esempio, il passante di Mestre, e quando più regioni vengono servite dalle TAV, mi fa venire l’orticaria.
Calogero Parlapiano – tratto da “Controvoce“
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