Sciacca con l’acqua alla gola

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Articoli, Sciacca

imbrocchiamolaUno dei primi problemi al quale la nuova amministrazione di Sciacca deve far fronte è quello dell’acqua, dei disservizi, delle bollette, targate . Per cercare di fare chiarezza e sciogliere finalmente un paio di diatribe il sindaco Vito Bono ha indetto una riunione lo scorso 7 luglio tra l’amministrazione e il geometra Giuffrida, responsabile della società in questione.
Presso la sala Giunta, luogo deputato all’incontro, non si è fatto vedere nessun responsabile della Girgenti Acque con una motivazione resa pubblica dal sindaco in persona: “mi è stato comunicato che l’interlocutore per associazione e condomini non è la Girgenti Acque ma l’ATO idrico di Agrigento”. I cittadini ed utenti pagano le bollette all’ATo idrico o a Girgenti Acque? Ma passiamo oltre. Alla riunione erano presenti, oltre al sindaco, i consiglieri comunali Simone Di Paola e Giuseppe Ambrogio, il presidente del consiglio comunale Filippo Bellanca, l’assessore ai servizi a rete Gianfranco Vecchio, molti amministratori di condomini e Pietro Mistretta, dell’associazione L’AltraSciacca.
L’8 luglio Vito Bono si è insediato all’interno dell’ATO e si è fatto ambasciatore di tutte le richieste, lagnanze, proteste giunte in comune in merito alla questione acqua non escludendo nelle riunioni a venire di chiedere espressamente la rescissione del contratto dato che la situazione per gli utenti non si decide a migliorare. Sulle famose bollette con scadenza fissata per il 28 gennaio 2009 le quali presentavano ancora i canoni di depurazione, che Giuffrida aveva in un primo momento promesso di ritirare e poi successivamente intimato di pagare col deciso “preavviso di distacco”, il sindaco ha reso noto l’esistenza di un verbale da parte dell’ATO, il verbale n°15 emesso il 6 maggio del corrente anno, attraverso il quale Eugenio D’Orsi, presidente della provincia di Agrigento e dell’ATO, afferma che Girgenti Acque non ha il diritto di chiedere il canone di depurazione, almeno fino a quando non verrà eseguito un decreto da parte del ministero dell’Ambiente. Cosa che ancora non è accaduta. Ma le stranezze non finiscono qui. Pur affermando che le ultime bollette relative al canone dell’acqua e con scadenza 29 giugno 2009 si debbano pagare, sono state riscontrate imprecisioni ed irregolarità anche in queste fatture in quanto l’ammontare del canone di Girgenti Acque è identico all’ammontare del canone EAS ma a differenza di quest’ultimo non sono specificati né i metri cubi di riferimento né l’anno di fatturazione. A quale anno si riferisce il canone quindi? Inoltre, sempre in queste ultime bollette, vengono addebitate agli utenti pure le spese di fatturazione, ossia i costi avuti dalla società per far giungere le bollette nelle nostre case. “Per legge queste spese non possono essere messe a carico dell’utenza, quindi si tratta di una palese violazione” afferma Pietro Mistretta de L’AltraSciacca.
Allo stato attuale manca ancora il regolamento che Girgenti Acque deve mettere in atto nonostante ormai sia passato più di un anno dal suo insediamento, manca un ufficio decente, aperto e a disposizione dell’utenza, non si possono fare né allacci né volture le cui pratiche sono ferme da tempo immemorabile. A questo quadro non propriamente idilliaco si aggiunge il fatto che dal 2003 in poi l’EAS non ha più versato i canoni di depurazione al comune di Sciacca, debbono essere versati ancora nelle casse comunali i 4 milioni di transazione EAS, più altri 3 milioni di riparazioni varie effettuate a spese del nostro comune e ancora da saldare, per un totale quindi di ben 7 milioni di euro. Tra l’altro si tratta di somme non solo ancora da recuperare ma già impegnate da tempo, il comune quindi deve rientrare di questi soldi per poter saldare le spese già effettuate.
Girgenti Acque inoltre vanta da tempo due istanze di fallimento, una presentata dal consorzio Tre Sorgenti e l’altra da Sicilia Acque. La domanda sorge spontanea: che senso ha pagare una società che rischia di fallire? Ce fine faranno i nostri soldi?
Intanto le bollette in scadenza lo scorso 28 gennaio non risultano essere più sospese in quanto negli ultimi bollettini pervenuti, quelli relativi al canone dell’acqua, si parla di diffida e di preavviso di distacco. Per poter parlare con la società esiste un numero a pagamento, stile 199, al quale non sempre rispondono e quando lo fanno ti lasciano bollire in lunghe attese. Oltre il danno, la beffa. Fino alla stipula del nuovo regolamento rimane in vigore quello dell’EAS ma perché questi ritardi?
Prova a dare una risposta Vito Bono: “Come ho avuto già modo di dichiarare alle tv, la loro perdita di tempo è un tentativo bello e buono di truffare soldi all’utente. Tutta la città dovrebbe ribellarsi e prendere posizioni forti e coraggiose, anche in sede legale. L’unico allaccio che hanno effettuato è quello alla Rocco Forte che è stato dissanguato, ha pagato ben 25 mila euro per l’allaccio e l’acqua non gli arriva lo stesso! Farò capire all’interno dell’ATO che Sciacca ha cambiato rotta, che è contro questi soprusi e che presenterà dossier dettagliati per giungere alla rescissione del contratto per inadempienza.”
Nella stessa mattinata del 7 luglio era prevista una riunione a Palermo con gli amministratori del coordinamento regionale per l’Acqua Bene Comune e per la gestione pubblica del servizio idrico integrato in Sicilia. Vito Bono, impossibilitato a prenderne parte dato che era impegnato a Sciacca in un analogo incontro, ha mandato ai presenti e agli onorevoli Cascio, Leontini, Cracolici, Maira e Leanza, questa importante dichiarazione: “voglio esprimere la mia piena condivisione sul percorso intrapreso dagli amministratori locali aderenti, di costituirsi in Coordinamento Regionale, di dichiarare attraverso una delibera di consiglio comunale ed attraverso una modifica dello Statuto, l’Acqua come Bene Comune e diritto umano universale, e la gestione del servizio idrico come privo di rilevanza economica. Condivido altresì i contenuti della Bozza di Disegno di Legge Regionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato in Sicilia e che comporterebbe ad un auspicato riordino della materia con un indirizzo di ripubblicizzazione del servizio. Auspico che tale proposta possa trovare favorevole condivisione.”
Infine in merito alla privatizzazione dell’acqua, nei giorni scorsi l’ordine degli avvocati di Napoli ha dimostrato che non è vero che il servizio idrico integrato debba essere privatizzato per legge e la Corte dei Conti della Lombardia ha confermato la tesi. L’avvocato Maurizio Montalto afferma: “L’obbligo di affidare il servizio attraverso una gara d’appalto non c’è. Ci sono due possibilità. Che derivano da una scelta di fondo cui sono chiamate le amministrazioni. Se decidono che il servizio idrico integrato ha ‘scopo di lucro’, allora si applica la legge 133 del 2008. In questo caso, resta una residua possibilità di non andare a gara, tramite l’affidamento diretto, o in house, ma pur sempre a una società per azioni. Diverso è il caso in cui le amministrazioni decidano di considerare il servizio ‘senza scopro di lucro’. In questo caso, l’ipotesi migliore è farlo gestire da un’azienda speciale. L’articolo 23 bis sostituisce l’articolo 113 del Testo unico degli enti locali. Ma sulla sua applicazione c’è stata un po’ di confusione. Perché disciplina l’affidamento dei servizio solo nell’ipotesi dello ‘scopo di lucro’. C’era, però, un articolo, il 113bis del Testo unico degli enti locali, che stabiliva cosa si può fare quando non c’è ‘scopo di lucro’. È stato eliminato dalla Corte costituzionale. La tendenza è di far rientrare tutto sotto il 23 bis. In realtà, il governo ha messo ordine tra le norme. Disciplina solo quando c’è ‘scopo di lucro’. Quando non c’è, non poteva e non doveva disciplinarlo il governo centrale. Le norme, in questo caso, le decidono gli enti locali”. La conferma alle sue parole arriva dalla Corte dei Conti della Lombardia, che nel rispondere a una richiesta di parere del Comune di Malnate (Va) in merito all’articolo 23 bis scrive: “L’art. 23bis opera una scelta di fondo a favore del ricorso al mercato nell’esternalizzazione dei servizi pubblici a rilevanza economica. Tuttavia, non è possibile individuare a priori, in maniera definita e statica, una categoria di servizi pubblici a rilevanza economica, che va, invece, effettuata di volta in volta, con riferimento al singolo servizio da espletare, da parte dell’ente stesso”. (Fonte Luca Martinelli, Altreconomia).
Intanto a Sciacca, sull’acqua, il vento è cambiato.

Calogero Parlapiano – tratto da “ControVoce”

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