Pochi mesi fa ha chiuso i battenti il dibattuto centro di contrada Isabella, coordinato dalla Cooperativa Arcobaleno, nel quale giungevano i rifugiati politici provenienti dai paesi africani dopo viaggi della speranza e della disperazione ai limiti della decenza umana. Questo centro è sopravvissuto all’incirca un anno e molte, ricordiamo, erano state le polemiche in merito al pericolo che questi sventurati potevano arrecare al quartiere e alla città tutta. Per mesi si è fomentata la paura, si è gridato allo scandalo, si invitavano le forze dell’ordine a monitorare di continuo l’area in questione e diverse sono state le riunioni per parlare dell’emergenza-straniero tra l’allora amministrazione comunale Turturici, i residenti della contrada, alcuni privati cittadini e il clero locale, anch’esso preoccupato dalla presenza operativa del centro e sostenitore di una rigida regolamentazione dello stesso e dei suoi ospiti. Nel frattempo è cambiata l’amministrazione comunale e prima di essa il governo nazionale: il centro ha terminato il proprio servizio, sono cominciati i respingimenti degli immigrati, sono stati presi accordi molto costosi col leader e dittatore libico Gheddafi ed è stata varata una legge, Pacchetto Sicurezza, molto discussa e controversa in merito all’accoglienza e alla regolarizzazione degli extracomunitari. Domenica 5 luglio, ad Agrigento, durante la messa solenne che ha dato il via alla festività di San Calogero, il vescovo Francesco Montenegro, durante l’omelia, ha usato parole semplici e precise per spiegare da quale parte sta la chiesa agrigentina in merito a queste leggi: “San Calogero, nato verso il 466 a Calcedonia sul Bosforo, grazie ad una visione, venne in Sicilia. Fu a Lipari, a Sciacca, poi sul Monte Cronio, dove è vissuto per 35 anni. Probabilmente è arrivato su un barcone. Oggi diremmo che è arrivato nella nostra terra senza permesso di soggiorno, con pochi soldi in tasca. Per cui è vissuto di carità, aiutato dalla buona gente di allora. E’ vissuto così nella preghiera e disponibile, nonostante la sua pelle nera, ad aiutare i fratelli bianchi che lo avvicinavano. Se è così, per coerenza con le leggi di oggi, dovremmo smettere di fare festa, togliere il simulacro di S. Calogero dall’altare e cacciarlo assieme a tutti coloro che non hanno la nostra nazionalità, perché probabilmente è da considerare un clandestino. Si dice che gli immigrati danno fastidio, che sono poco decorosi o pericolosi. Però, è strano, che non danno fastidio se sono bravi nel giocare a pallone o sanno cantare (per vederli paghiamo e siamo disposti ad affrontare viaggi per vederli) o li veneriamo senza porci il problema della pelle, se sono santi. Stranieri gli uni e stranieri gli altri. Chiediamoci: chi di noi sapendo che in un altro paese la media della vita si allunga di venti-trent’anni, non tenterebbe di raggiungerlo? La loro non è una vacanza. Se vengono da noi, è perché la vita nelle loro terre non è vita, è inferno. E se il viaggio è inferno, inferno per inferno vale la pena rischiare. Loro cercano pace, dignità, scuola, cibo. Vogliono vivere. Il nostro cuore, perciò, si faccia casa per dare accoglienza.
Amare è abitare nel cuore degli altri. Le nostre mani si tendano, curino, raccolgano e sostengano. I nostri occhi abbiano uno sguardo di benevolenza. C’è Gesù nel volto dell’uomo che ci è accanto, anche se immigrato. Ero forestiero e mi avete accolto. E’ scritto nella Bibbia: Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo. La presenza dello straniero nella nostra vita non è un male da estirpare, ma una realtà con la quale confrontarsi. Assieme possiamo costruire una comunità diversa. Diceva s.Giovanni Crisostomo: Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato tutti gli altri uomini. L’eucaristia esige che scegliamo se stare dalla parte dei nostri interessi che spesso ci mettono gli uni contro gli altri, o dalla parte di chi cerca l’interesse di tutti. Se metterci dalla parte del male di alcuni o del bene di tutti. Gesù ci ha parlato di un sogno: Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. Perché non farlo divenire realtà. Nell’A.T. era scritto: Lo straniero che dimora in mezzo a voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi. Ciò significa che l’accoglienza dello straniero è il prolungamento dell’amore di Dio. Il Signore ama il forestiero e gli dà pane e vestito: amate il forestiero. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. L’accoglienza non è fare una semplice elemosina, ma accogliere la persona che ho di fronte. Accogliere lo straniero è fare spazio nella città, nelle leggi, nella casa, nelle amicizie. L’accoglienza è diversa dalla beneficenza. Insomma il forestiero va accolto come riceveremmo il Signore, cioè con riguardo, con delicatezza, umilmente. Il mondo e perciò soprattutto il cristiano vanno verso l’unità della famiglia umana. Non è possibile accettare un popolo superiore ad altri popoli. Gesù è morto sulla croce per riunire la famiglia umana: è morto perché nel mondo ci fosse uguaglianza e solidarietà, e non interessi di parte. Si potrebbe dire: dal modo con cui i cristiani guardano lo straniero e gli esclusi si comprende in quale Dio essi credono. Se siamo disposti a ciò, facciamo la festa di s. Calogero, altrimenti, come vi dicevo, per coerenza, togliamolo dall’altare e dalla nostra città.” Un’omelia che si pone come una pietra miliare, indicazioni e direttive dettagliate per tutto il clero e per tutti i cristiani della provincia. In tutte le chiese di Sciacca le parole del vescovo sono risuonate come un monito per tutti. Cos’è cambiato rispetto a pochi mesi fa allorquando il centro di contrada Isabella sembrava assaltato da tutti dall’incuria della paura e del razzismo? E’ vero quindi che le nostre opinioni possono mutare in modo diametralmente opposto a seconda che un problema si presenti vicino a noi o lontano mille miglia da noi? In ogni posto del mondo ci sono persone brave di qualsiasi nazionalità e altre meno buone di qualsiasi nazionalità: “il male” non è appannaggio di una razza, di un gruppo, né di un continente. Sulla stessa scia dell’omelia di Don Francesco Montenegro ma con termini ancora più decisi e duri si pone l’intervento di Padre Alex Zanotelli, religioso e missionario della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e sempre attento a tematiche quali la pace e la giustizia sociale: “Il Senato ha approvato il cosiddetto Pacchetto Sicurezza del ministro degli interni Maroni. Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane, ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo, che noi italiani abbiamo subito un po’ ovunque nel mondo. Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni 23° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto. Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno, le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe. Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’emarginazione. Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la costituzione italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge. E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana. Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l’invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli USA una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell’omelia del Mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto. Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d’Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d’ingiustizia e d’impoverimento. Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto (Esodo 22,20)”. Parole che sembrano risvegliarci da un lungo torpore causato dall’assalto dei media e dell’opinione pubblica la quale spesso ritrae l’immigrato come il male assoluto da combattere condizionando i nostri pensieri. Per mesi si è disquisito se Sciacca fosse o meno una città xenofoba e razzista, per mesi la gente ha temuto furti negli appartamenti e aumento della criminalità, per mesi si è gridato al lupo in modo scriteriato, per mesi si è condannato e giudicato senza se e senza ma e da parte di tutti, politici cattolici e non, cristiani e non, residenti e non. Adesso che il centro per i rifugiati politici è chiuso torniamo tutti ad essere solidali, buoni, aperti al prossimo, pronti ad aiutare, pronti ad accogliere, non tanto gli stranieri, ma gli inviti calorosi di personalità come il vescovo e Padre Alex Zanotelli, forse perché il dramma umano non ci tocca più da vicino, direttamente. E’ proprio vero quindi quel detto secondo il quale “non siamo capaci di vedere le cose infinitamente vicine né tantomeno quelle infinitamente lontane”.
Calogero Parlapiano – tratto da “ControVoce”
Nessun articolo correlato
Articoli correlati elaborati dal plugin Yet Another Related Posts.
Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.















