L’acqua privata è agli sgoccioli?

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Italia

s aTerra, quotidiano ecologista, inizia un viaggio che farà tappa in alcuni ambiti territoriali ottimali dove gli effetti della privatizzazione del servizio idrico sono visibili concretamente. Avviamo questa avventura, il giro d’Italia dell’acqua, perché vogliamo essere d’aiuto al movimento, ai sindaci e a tutti coloro i quali si oppongono al decreto emanato dal governo il 9 settembre scorso che apre la strada alla privatizzazione dell’acqua in Italia. Gli ambiti territoriali che visiteremo sono quello di Latina, del quale abbiamo già parlato nei giorni scorsi, Arezzo e Siena e altri ancora. Questi sono Ato dove si è sperimentato il cosiddetto modello Acea, che ha portato grandi vantaggi ai soci privati, titolari di quote di capitale sociale inferiori al 50% e di fatto ha finito per esautorare il ruolo del partner pubblico teoricamente prevalente nel pacchetto azionario. Sentiamo l’esigenza di avviare questo viaggio perché ci sembra che la prima opposizione al testo del decreto Fitto-Calderoli sia stata molto flebile nella società e pressoché nulla in Parlamento. Vogliamo contribuire ad aprire un dibattito in vista dell’assemblea del Forum dei movimenti per l’acqua che si terrà a Roma il 4 ottobre prossimo. Siamo stati abituati a ben altre situazioni con discussioni accese e manifestazioni di piazza sul tema. Penso alla diffidenza e alla difficoltà iniziale con la quale un pezzo del movimento accolse pochi anni fa la moratoria ai processi di privatizzazione. Un indubbio successo del movimento e dei partiti della sinistra. La questione della durata della moratoria stessa che poi, per un anno, fu oggetto di grandi discussioni in riunioni e nella Rete.

Oggi, in presenza di un forte passo in dietro che de jure privatizza l’acqua in tutta Italia, si registra qualche difficoltà in più. Proviamo ad andare con ordine muovendo dal testo del decreto che, come ha opportunamente scritto Emilio Molinari su queste pagine, si configura come un colpo a freddo che chiude un’epoca. Il decreto nella sua prima stesura comprendeva tutta la gamma dei servizi pubblici locali. In un secondo tempo è stato rivisto e corretto con l’esclusione del trasporto pubblico locale e del gas. Qui la prima domanda: ma il gas non è come l’acqua un servizio a rete? E allora perché utilizzare provvedimenti diversi per normare un bene simile nell’erogazione? Un po’ il contrario di quello che avvenne con il famigerato Ddl Lanzillotta all’epoca del governo Prodi.

Quello della Lanzillotta era un disegno di legge che voleva riordinare i servizi pubblici locali, introducendo spiccati elementi di privatizzazione negli stessi, ma svincolava l’acqua che appunto sosteneva doveva essere pubblica. Senz’altro passaggio ambiguo ma che lasciava ampi margini di manovra e battaglia politica. Ora con l’accoppiata Fitto-Calderoli, Forza Italia e Lega Nord, Nord e Sud, l’acqua diventa l’obiettivo principale da colpire. In sostanza il decreto interviene sull’obbligatorietà della gara per l’affidamento del servizio idrico specificando che il socio privato non può avere una quota inferiore al 40% del pacchetto azionario.

Non chiude sugli affidamenti diretti ma li scoraggia rendendoli quasi impraticabili tanto che un Ente locale, per affidare direttamente il servizio, dovrà ottenere il via libera dall’Antitrust che dovrà verificarne le motivazioni, e comunque entro il 2011 decadono tutti gli affidamenti in house, cioè a società con totale capitale pubblico. Quali le contromosse da opporre? Se il movimento avesse difeso con maggiore forza le spa in house, volute anche dalla Lega Nord, ora la situazione sarebbe diversa? Altra questione: va condotta una battaglia emendativa che salvi l’acqua o si deve procedere alla richiesta del ritiro secco del provvedimento? Di questo vogliamo discutere.

Il documento: schema e regime del DECRETO FITTO-CALDEROLI*
Schema di decreto emanato dal governo il 9 settembre scorso in materia di servizi pubblici locali a rilevanza economica. I servizi pubblici locali a rilevanza economica possono essere affidati in via ordinaria:

1) Attraverso gara.

2) A società miste dove il partner privato sia scelto attraverso gara, e possieda non meno del 40 per cento del capitale e sia un socio a rilevanza “industriale”.

3) Gli affidamenti in house possono avvenire solo in condizioni straordinarie e previo parere autorizzativo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust). Regime transitorio e road map prevista dal decreto:
a) Entro il 2010 decadono gli affidamenti a spa in House che non rispettano la normativa comunitaria, cioè quelle che non prevedono il controllo analogo e l’attività prevalente.
b) Entro il 2010 decadono affidamenti a spa miste dove il socio non è stato scelto tramite gara.
c) Entro il 2010 gli ambiti territoriali ottimali non affidatari si devono adeguare alla presente normativa.
d) Entro il 2011 decadono tutti gli affidamenti a società in House, e a società miste nelle quali il socio non è un soggetto industriale.
e) Entro il 2012 decadono tutti gli affidamenti a spa quotate in Borsa, nelle quali la partecipazione pubblica deve scendere al 30 per cento.

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