Sciacca al buio & la questione Crocefisso
All’orologio collocato sulla facciata di Palazzo di Città è venuto a mancare il numero 11. Ne danno il triste annuncio i cittadini di Sciacca che sono soliti frequentare Piazza Scandaliato e controllare l’orario alzando lo sguardo in alto, verso l’orologio del Municipio. Scherzi a parte, si tratta sicuramente di un problema al quale dare immediata risoluzione poiché, come si suol dire, anche l’occhio vuole la sua parte e non è degno di una città turistica mostrare la bella facciata da poco ristrutturata del Comune di Sciacca con un orologio storico monco. In fondo si tratta solamente di rimettere un 11 al proprio posto.
Dal centro città ci spostiamo verso le zone periferiche. Sono tanti i cittadini che ci hanno segnalato diverse aree di Sciacca al buio, mal servite dall’illuminazione pubblica o succubi delle lampadine fulminate.
Quest’oggi ci soffermiamo soprattutto sulla discesa che collega il quartiere Perriera con la variante che conduce alla Foggia e su via Pompei, la strada che costeggia il mercato ortofrutticolo saccense.
In entrambi i casi l’illuminazione è carente, molti pali della luce sono spenti a causa delle tante lampade fulminate ed in generale questo stato di cose crea disagi tanto alla circolazione stradale quanto ai residenti delle zone circostanti.
Un altro problema insomma sicuramente da attenzionare anche in altre aree della città. Giriamo tutto all’amministrazione comunale che ci auguriamo possa muoversi per risolvere tali questioni presso le sedi competenti.
«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana di origine finlandese. Il governo italiano ha già presentato ricorso contro questa sentenza.
«La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche – si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo – potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione» venendo meno al principio del pluralismo educativo.
Anche a Sciacca naturalmente questa decisione ha preso tutti alla sprovvista poiché non esiste aula scolastica saccense priva del Crocefisso e perché in un paese piccolo come il nostro si avverte di meno la tematica della differenza etnico religiosa.
La Corte in pratica ha deciso che la croce non si impone e per garantire la libertà di culto delle minoranze smette di garantirla alla maggioranza. Si dice che, per par condicio, i ragazzi dovrebbero poter vedere in aula anche immagini del Budda, di Allah, i simboli dell’Induismo, nonché i due ladroni collocati ai lati del Crocefisso.
Forse la Corte ha cercato solamente di fare chiarezza poiché l’Europa e l’Italia stanno perdendo da tempo le proprie radici cristiane e non certamente oggi perché viene rimosso un crocefisso, anzi la scelta del tribunale per alcuni rappresenta il limpido riconoscimento che i simboli religiosi sono segni potenti, che incidono sulle coscienze di tutti.
Il ministro dell’istruzione Gelmini ha dichiarato che difenderà il simbolo della nostra tradizione e che il crocefisso è previsto dal regolamento ministeriale sugli arredi scolastici.
Gesù è una tradizione? Cioè come la Befana e Babbo Natale?
Gesù è un arredo scolastico al pari di sedie, banchi e lavagne?
Gesù è una persona reale oltre che un fatto storico accertato, è l’immagine della libertà, della speranza, della resistenza alle ingiustizie e soprattutto è risorto, ossia ha sconfitto la croce e vive, per chi crede, in mezzo a noi e nel nostro cuore. Gesù ha portato nel mondo l’uguaglianza tra gli uomini chiamandoli tutti fratelli, è l’immagine della fede cristiana ma è stato sempre riconosciuto come un grande profeta anche da musulmani ed ebrei. Insomma il crocefisso non dovrebbe generare alcuna discriminazione se solo ne conoscessimo la storia. E’ questo il punto, la maggior parte di chi vuole toglierlo e la maggior parte di chi vuole che rimanga non sa nemmeno cosa significhi.
Insomma il crocefisso dovrebbe rimanere appeso nelle scuole solamente se ci crediamo, se invece dobbiamo difendere la croce in quanto “arredo tradizionale” tanto vale staccarla subito.
Del resto ci troviamo pur sempre a scuola, luogo dove tutti ormai sono precari.
Nessuno escluso.
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