Lotta al racket della Prostituzione & Le ultime sul punteruolo rosso
Un giro di prostituzione è stato scoperto dai carabinieri di Agrigento guidati dal capitano Giuseppe Asti e dal tenente Dario Solito. L’”Operazione Pretty Woman” ha sventato un giro di squillo negli appartamenti di Fontanelle, San Leone e contrada Consolida, ad Agrigento. Ad essere coinvolte ragazze peruviane, cinesi e domenicane che arrivavano in Sicilia con un permesso turistico ed avviate alla prostituzione. Sono state tratte in arresto tre persone: Mario Lo Zito di 38 anni, Vielka Cecilia Rodriguez di 47 anni e Gerlando Sollano di 73 anni. Due invece i divieti di dimora previsti per Michele Cimò di 59 anni e per Adele Galfo Ansaldi di 45 anni. Le cinque misure cautelari sono state firmate dal gip Stefano Zammuto e richieste dal sostituto procuratore Andrea Bianchi.
A capo dell’organizzazione ci sarebbe stata la Rodriguez, adesso rinchiusa nel carcere di Pozzuoli mentre la Ansaldi si sarebbe occupata di tenere i contatti con i clienti. Le ragazze si facevano pagare dai 70 ai 150 euro a prestazione mentre all’organizzazione versavano soltanto 150 euro giornaliere. Quindi nel giro di pochi mesi le ragazze erano in grado di raggiungere un bel gruzzoletto poiché al giorno, a testa, riuscivano a guadagnare fino ai 2000 euro.
L’organizzazione criminale messa in piedi nella nostra provincia di Agrigento sfruttava venti ragazze per volta che venivano sostituite all’incirca ogni due mesi. Le prostitute a quanto pare erano costrette a lavorare senza sosta, dalla mattina a notte fonda, sette giorni su sette e la clientela non è mai mancata nonostante la presunta crisi e recessione economica. I clienti giungevano presso gli appartamenti agrigentini anche dai paesi limitrofi ed è stato proprio il grande via vai di persone ad insospettire i vicini di casa e gli stessi condomini. Alcune ragazze venivano addirittura offerte come regalo di compleanno ai clienti più fidati. Insomma mesi di indagini e di intercettazioni telefoniche ed ambientali per risalire a tutti gli indagati e per contenere lo sfruttamento di queste giovani sempre più spesso ridotte in schiavitù. Alle ragazze venivano mandati dei soldi nei loro paesi per poter giungere in Italia dopo di chè venivano letteralmente collocate negli appartamenti dai quali raramente potevano uscire e mai da sole, e vivevano in condizioni igienico sanitarie assai precarie.
Forse già oggi cominceranno gli interrogatori degli indagati e contestualmente si cercherà di fare piena luce su una vicenda di squallore e disumanità avvenuta a pochi passi dalle nostre case, dalla nostra vita.
Nei giorni scorsi l’assessorato regionale all’Agricoltura e Foreste ha predisposto un nuovo disegno di legge per promuovere testualmente una “campagna di abbattimento delle palme infestate dal Punteruolo rosso”, già inoltrato dall’assessore all’Agricoltura Michele Cimino in giunta di governo per l’approvazione.
Il progetto di legge prevede un contributo di 200 euro per l’abbattimento di ogni singola pianta.
A Sciacca come denunciamo e segnaliamo da tempo, e come spesso ha scritto anche l’associazione l’altrasciacca, ci sono diverse palme già colpite dal punteruolo rosso e molte nelle settimane scorse hanno subito le procedure classiche di intervento.
L’assessore Cimino ha spiegato che “ad oggi, in tutto il territorio regionale, risultano oltre 5.500 palme infestate dall’insetto e non ancora abbattute. E’ necessario limitare la presenza del Punteruolo preservando le aree rimaste indenni e intervenire, sulla base delle competenze dell’assessorato, con un’attività di controllo durante l’estirpazione”.
Potranno beneficiare del contributo non solo gli enti locali ma anche i privati cittadini che decideranno di muoversi in tal senso. Questo potrebbe portare molti cittadini a fare la fila per l’abbattimento delle piante già malate, sia nelle zone di nuova infestazione che in quelle confinanti, dove ormai l’insetto si è insediato. Facendo dei rapidi calcoli, per cinque palme malate il guadagno sarebbe di ben 1000 euro.
L’aiuto economico sarà erogato naturalmente soltanto dopo l’abbattimento e lo smaltimento delle piante, previo accertamento degli uffici regionali preposti al controllo.
A Sciacca sono tantissime le piante colpite dal famigerato coleottero, basti pensare a quelle della villa comunale, dello stazzone, di piazza Mariano Rossi, di via Fratelli Argento. Insomma occorre che il comune, seguendo alla lettere le procedure congrue di smaltimento, si muova in fretta per salvare le poche palme ancora sane rimaste prima che il punteruolo rosso, nel suo continuo girovagare di palma in palma, le stermini tutte colpendo uno dei simboli più belli di Sciacca.
Ma da oggi su questo punto non abbiamo più dubbi. Con la crisi che attanaglia le casse del comune di Sciacca, per 200 euro le taglieranno tutte. Anche quelle sane.
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