Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Articoli

Palazzo_Chigi_-_Ariccia_(RM) La stesura del romanzo, che sarebbe stato un clamoroso caso letterario, fu intrapresa verso la fine del 1954. L’idea iniziale del suo autore, era quella di raccontare una giornata del proprio bisnonno ai tempi dello sbarco di Garibaldi in Sicilia. Nel 1956 Lampedusa cominciò a far dattiloscrivere il romanzo da Francesco Orlando, e lo sottopose per la pubblicazione prima alla Mondadori, poi – tramite Fausto Flaccovio – a Elio Vittorini per l’Einaudi. Ne ricevette due rifiuti. Com’è noto, egli non era destinato a vedere il successo del libro.
Nell’aprile del 1957, infatti, gli venne diagnosticato un tumore al polmone. Il 29 maggio, accompagnato dalla moglie, il principe scrittore parte per Roma per sottoporsi a cobaltoterapia ed a particolari cure mediche che si rivelarono, tuttavia, inefficaci. Il 1 luglio si trasferisce dalla cognata Olga Wolff Biancheri in via San Martino della Battaglia 2.
Qui muore il 23 luglio dello stesso anno nelle prime ore del mattino. I funerali si svolsero a Roma nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù mentre il 28 luglio la salma venne inumata a Palermo nella tomba di famiglia al cimitero dei Cappuccini.
Curiosamente, anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa morì lontano da casa come il suo antenato protagonista de Il Gattopardo. E ciò non senza l’amarezza della ricusata edizione del suo libro e il mistero di quel che sarebbe stata la sorte di quella sua creazione letteraria.
Estinto, sepolto, scomparso e, a Palermo, più dimenticato che chiaccherato, nel 1958, dopo la pubblicazione de Il Gattopardo da parte di Feltrinelli, sia l’Autore che tutta la stirpe Tomasi di Lampedusa, benchè per lo più dormienti il sonno eterno, risorgevano come d’incanto. Il fatto, poi, che l’Autore fosse stato amareggiato e deluso letterariamente da vivo e che ora venisse esaltato da morto sembrava opera di una divina giustizia contraria a permettere che il ricordo e il nome di tutta la plurisecolare, cristianissima casata finissero nel dimenticatoio. Quella stirpe che, tra il Seicento e il Settecento, era stata detta, per antonomasia, una “Razza di Santi” conquistava, grazie al successo letterario del romanzo, l’olimpo di un’imperitura memoria.
La fama dello scrittore e dell’opera furono, infatti, straordinari, improvvisi ed inaspettati. Nel 1959, appena un anno dopo la pubblicazione, il Gattopardo vinceva il Premio Strega e nel ’63 diveniva anche un capolavoro cinematografico a firma del regista Luchino Visconti.
Primo vero best-seller italiano del XX° secolo il romanzo è il più tradotto del ‘900.
Oggi esistono circa 210 siti internet dedicati al romanzo e 90 al suo Autore. In Sicilia, nella vasta area occidentale dell’isola ricompresa tra le città di Palermo, Santa Margherita di Belìce e Palma di Montechiaro, nel 2001 è stato istituito il Parco Letterario del Gattopardo, un’articolazione di suggestioni e di luoghi che sono quelli del romanzo e che ne conservano vivissima la memoria. A Giuseppe Tomasi di Lampedusa è intestato, inoltre, un Premio Letterario Internazionale che si svolge, ogni anno ad agosto, a Santa Margherita di Belìce dove si trova anche il Museo del Gattopardo che custodisce il manoscritto ed altri interessanti documenti. L’opera di Tomasi di Lampedusa ha ispirato anche alcuni recenti successi del teatro italiano. Si pensi a Luca Zingaretti in scena con “La Sirena” reading dal racconto Lighea o a Luca Barbareschi ed al suo spettacolo “Il Sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo” (dal 2006). Il Parco Letterario del Gattopardo è inoltre promotore di una intensa e costante programmazione di eventi culturali che dimostrano un interesse sempre vivo verso l’Autore. Esso è, infine, scenario dei c.d. “viaggi sentimentali”, suggestivi percorsi turistici in cui i racconti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa si rivelano guida privilegiata alla scoperta dei luoghi siciliani che lo ispirarono.

Rosy Abruzzo

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