Intervista all’artista Sabah Benziadi: “Una danza per l’integrazione”
Sabah Benziadi è una delle danzatrici e delle coreografe più famose e conosciute non soltanto in Italia ma anche all’estero. E’ nata ad Algeri ma vive in Italia e in Sicilia da tempo. Mora, tipica bellezza mediterranea, corpo sinuoso, è considerata l’ambasciatrice della danza orientale nel mondo. Nei suoi spettacoli la danzatrice si muove, parla col suo corpo, stupisce per la grazia delle movenze, per l’atmosfera che riesce a creare e per la gioia di vivere che ogni movimento trasmette. Con la stessa classe e la stessa gentilezza mi racconta un po’ di sé, della sua vita, del mondo della danza e della cultura orientale, un mondo solo apparentemente lontano da noi e invece presente nella nostra terra, nei nostri geni, nella nostra storia.
Come si è avvicinata al mondo della coreografia in generale e alla danza orientale e del ventre in particolare?
Io provengo da una famiglia di artisti molto vicina al mondo della danza e dello spettacolo ma la mia esperienza è anche frutto di una grande passione personale. Ritengo la danza un modo di esprimere e la mia è Teatro Danza Orientale. Per quanto riguarda lo stile ho fatto mia la componente algerina alla quale ho aggiunto alcuni movimenti personali, creati da me, mentre ho diminuito gli influssi provenienti dall’Egitto poiché quel tipo di danza è più affine al ramo del cabaret. Inoltre nella mia danza ho deciso di togliere anche i passi più erotici, pur rimanendo molto sensuale, per renderla adatta agli spettacoli.
Chi sono stati i suoi primi maestri e quali le esperienze più gratificanti che ha vissuto nel mondo dello spettacolo?
Mi posso definire un autodidatta poiché non ho avuto maestri nella mia crescita professionale. Osservavo semplicemente le altre danzatrici durante i loro spettacoli, nelle feste, nei matrimoni e ho cominciato ad apprendere i movimenti tipici creandone al contempo di nuovi. Credo che l’osservazione e la gestualità siano fondamentali nel mio ambito. I momenti più importanti e piacevoli della mia carriera sono sicuramente il premio di merito che ho ottenuto a Babilonia in Iraq, alcuni anni fa, dove mi sono esibita in un tempio e poi, il tour che ho fatto con Battiato e lo spettacolo “Mille e un velo” portato in scena in occasione del festival Tao Art a Taormina e di cui ho curato sia la regia che la coreografia. Ricordo con piacere l’esperienza che ho vissuto accanto a Battiato perché mi sono divertita molto durante gli show, mi ha trattato come una grande amica. E’ una persona davvero amabile, colta, studiosa, si comprende subito che non è uno qualsiasi e che è aperto a tutte le altre culture. Davvero splendido.
Quali sono i suoi prossimi impegni professionali?
Il mio prossimo spettacolo si chiamerà “La palma clandestina” e parla del punteruolo rosso. Devi sapere che a Palermo ho creato un gruppo, “Teatro Danza Sperimentali e Orientali”. Ormai non faccio solamente spettacoli e basta ma cura la regia dell’evento. “La palma clandestina” sarà portata in scena a marzo in un festival negli Emirabi e sarò ospite d’onore anche a Fanawsa, in Giordania, ho messo a punto nuovi movimenti e designato anche i costumi che ho fatto realizzare da alcuni maestri in Algeria e in Siria. Quella del punteruolo rosso è una tematica che mi sta particolarmente a cuore perché penso che la Sicilia senza le sue palme perderà un po’ della sua bellezza, quindi ho pensato di creare delle coreografie ad hoc per parlare di quello che ritengo un disastro e per sensibilizzare le amministrazioni.
Dove si trovano le sue scuole di danza orientale e chi sono coloro che decidono di iscriversi ad esse?
Oltre a Palermo, ho aperto delle scuole a Roma, Napoli, Milano e Messina. Insegno anche presso l’accademia di danza orientale al Cairo in Egitto e ad Algeri in Algeria. Cerco di essere presente dovunque quando posso e mi avvalgo di valide e bravissime assistenti tra le quali mia sorella Khadra, anche lei danzatrice, coreografa e attrice. La cosa che mi inorgoglisce di più è che le mie scuole sono frequentate da donne di qualsiasi età e di qualsiasi estrazione sociale, dalla casalinghe, alla commessa, al manager, perfino giudici. Le mie scuole sono aperte a tutte le donne senza nessuna distinzione.
Lei ormai è in Italia da diverso tempo. Com’è stato l’incontro tra le due culture, quella algerina e quella siciliana e quali sono i principali punti di contatto e le differenze?
Devo dire che non ho avuto nessun problema e nessuna difficoltà. La Sicilia è molto simile all’Algeria e non ho riscontrato grosse differenze tra le due culture, anche perché in quella sicula ci sono storicamente influssi di quella araba. Inoltre quando sono arrivata ho preferito documentarmi, capire il contesto nel quale mi trovavo, ho analizzato documenti e fatto ricerche sulle feste tipiche.
Cosa la affascina più della Sicilia e cosa invece non le piace dell’Italia?
Della Sicilia mi affascina la bellezza della gente, le persone sono davvero accoglienti e amabili. Dell’Italia non condivido le ultime leggi approvate contro i clandestini e gli immigrati. Mi trovano totalmente contraria. Sono leggi antiumane, non dico che bisogna accettare tutti ma prima i governi dovrebbero togliere e azzerare il debito dei paesi del terzo mondo, cosa che contribuisce a far stare male la gente. Le attuali generazioni pagano tuttora i debiti e gli errori contratti dai loro nonni. Perché? Perché i paesi europei invece proteggono i leader corrotti? L’Italia ha versato tantissimi soldi a Gheddafi per limitare il fenomeno degli sbarchi, lui farà strage all’interno del suo stato e nei paesi vicini, eppure è stato pagato mentre il governo italiano ha deciso di chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte. Come dire: “non ci interessa come risolverai il problema”. E’ questa l’umanità? Dove sono le leggi internazionali? Bisognerebbe affrontare il problema per risolverlo e non fare finta di nulla.
Lei rappresenta un perfetto esempio di integrazione. Quanto è stato importante trovare un paese che ha favorito questo processo?
L’integrazione è fondamentale. Ogni paese dovrebbe favorirla. Non è possibile mettere tutti gli immigrati dentro lo stesso fascio. Per esempio perché chi non ha il permesso di soggiorno deve essere portato in galera? Non capisco. E’ messo sullo stesso piano degli assassini? Ricordo inoltre che alcuni anni fa, credo nel 2003, piuttosto che regolarizzare le badanti già presenti in Italia, fecero una legge per favorire l’arrivo di altre persone dall’est. Perché? Poi ci si lamenta della presenza dei troppi irregolari? Penso che anche il Vaticano in quanto istituzione religiosa dovrebbe concretamente fare di più, far sentire la propria voce mentre conosco tantissimi preti che nel loro piccolo lottano tutti i giorni, danno la vita per fare del bene e sono per l’integrazione e l’umanità. La differenza a volte è abissale tra questi valorosi preti e la Chiesa in quanto istituzione. Occorre fare di più per l’integrazione tra le genti e le culture.
Per lei è più semplice lavorare al nord o nel sud Italia?
Anche se negli ultimi anni ho portato in scena degli spettacoli a Selinunte, a Caltanissetta e a Sciacca, devo dire che ho molte di più possibilità di esibirmi nel nord Italia. Il motivo è semplice: al nord il mio spettacolo è apprezzato per il suo valore, la sua bellezza, la sua qualità e questo comporta belle soddisfazioni mentre al sud, per esibirmi, dovrei chiedere raccomandazioni e aiuti al politico di turno. E questa è una cosa che non faccio.
Calogero Parlapiano
“Not Magazine” (numero due, mensile diretto da Michele Ruvolo)
Articoli Correlati:
- Le mie prigioni. Intervista a Nicola Madonia
- Intervista a Giuseppe Marinello (Pdl): “A Sciacca e alla Regione più divisioni che convergenze”
- Musica nell’anima, intervista al maestro Antonio Giovanni Bono
Articoli correlati elaborati dal plugin Yet Another Related Posts.
Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.















