“Togliere canone fognario dalle bollette dell’acqua”

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Varie

 ACQUA, BOLLETTE DA CORREGGERE IL SINDACO VITO BONO CHIEDE A CANCELLAZIONE CANONE FOGNARIO PER ZONE PRIVE DI PUBBLICO IMPIANTO FOGNATURA

“Eliminare dalle bollette il canone fognario per tutti quegli utenti residenti in zone non servite da pubblica fognatura”. È quanto chiede il sindaco di Vito Bono in una lettera inviata oggi alla società Girgenti Acque e all’Ato Idrico di Agrigento. “Ho ricevuto in questi giorni – dice il sindaco Vito Bono – le segnalazioni di numerosi cittadini abitanti in zone esterne al centro abitato che, pur non usufruendo del servizio di pubblica fognatura, hanno ricevuto dalla Girgenti Acque bollette idriche gravate da canone fognario. Non sussistendo per queste utenze il presupposto del conferimento in pubblica fognatura – scrive il sindaco Vito Bono – si chiede di volere disporre le opportune correzioni”. Il sindaco Vito Bono ha chiesto quindi alla Girgenti Acque di attenersi alle stesse disposizioni di cui teneva conto l’Eas, secondo un elenco di vie e contrade comunicate il 14 settembre 2000 dall’allora sindaco Ignazio Cucchiara. Per tale ragione, ed al fine di agevolare il compito alla Girgenti Acque, il sindaco Vito Bono ha anche allegato alla sua richiesta di cancellazione del canone fognario e di nuova emissione di bollette, l’elenco delle contrade e delle vie non servite da pubblica fognatura. Nell’elenco, si fa riferimento a vie e aree delle contrade Isabella, Sovareto, Salinella, Verdura, San Calogero, Ragana, Fontana Calda, Montagna, Carbone, Scunchipane, Raganella, Cartabubbo, San Marco, Genetici, Cava Lauro, Bordea, Quisiana, Guardabasso, San Giorgio, Lazzarino, Siracusa, Maragani, Ferraro, Pozzo Carcara, Foggia, Cava dei Tirreni, Cutrone.

Il Governo che (fa finta) combatte la mafia

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Ironia

 Come se la lotta alla Mafia fossero gli 8-10 mafiosi che Maroni si vanta di arrestare ogni giorno. “I quindici mesi di governo Berlusconi sono stati finora il periodo più felice nella lotta alla mafia”, aveva detto qualche mese fa il Ministro dell’Interno.

Maroni crede che fare la guerra alla Mafia vuol dire fare la guerra ai nomi dei capi, ma dimentica o ignora il potere dei “prestanome”, quelli a cui sono intestati gli ingenti capitali economici dei boss.

Come se spuntire una matita significhi spezzarla. Come se annullare un tentacolo significi uccidere la piovra.

Con lo scudo fiscale e con la vendita dei beni confiscati alle criminalità organizzata, il Governo non si rende conto di aver raddoppiato se non triplicato il potere dei clan.

Il Ministro Maroni dimentica di fare i “conti” con il Ministro Tremonti.

Ma mettiamo il caso io fossi un mafioso, con un miliardo di euro in un paradiso fiscale, se quel miliardo lo rimpatriassi con lo scudo fiscale per ricomprare all’asta uno dei miei beni confiscati: il Ministro Maroni ed il Ministro Tremonti cosa ne saprebbero? Se l’è posta il Governo questa domandina semplice semplice?

Secondo l’associazione Libera sono 3500 i beni immobili confiscati, e non ancora destinati, che potrebbero essere venduti all’asta, su Vita.it è possibile scaricare anche l’elenco di questi beni.

La verità è un’altra, molto più infame e più meschina.

Come ha sottolineato il questore di Napoli Santi Giuffrè un paio di settimane fa, questi beni sequestrati ai clan nessuno li vuole, e quindi vanno in malora.

Come potete leggere qui, il Governo, in seguito a tutte le polemiche delle associazioni antimafia, non ha fatto altro che inserire un diritto di opzione per le cooperative costituite da operatori delle forze armate e delle forze dell’ordine per rilevare gli immobili confiscati alla mafia, e una prelazione per gli enti locali interessati a mantenere il possesso e la proprietà dei beni confiscati sul proprio territorio.

E’ ovvio, è palese che quelle case e quelle auto ritorneranno in possesso dei clan.

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Si costituisce l’associazione “La Tua Sciacca”

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Vita Politica

 Si è costituita nella giornata di Sabato 9.1.2010 l’associazione “La tua ”.

L’associazione ha come scopo la volontà di affrontare le questioni politiche che interessano la nostra comunità nonché portare avanti ogni altra iniziativa indirizzata alla valorizzazione nel campo economico, politico, sociale e/o culturale della città di Sciacca. L’associazione intende promuovere nuove prospettive di progresso suggerendo alla amministrazione cittadina ed al nostro sindaco, scelte coraggiose per il miglioramento della qualità della vita dei saccensi, tagliando di fatto i ponti con le amministrazione fallimentari del passato, così come mirabilmente sta facendo il Sindaco Vito Bono. Intendiamo, inoltre, individuare nuovi percorsi per la formazione di una classe dirigente per il futuro di Sciacca.
L’associazione consta già di più di 50 iscritti e nei prossimi giorni si riunirà al fine di individuare le figure che maggiormente sapranno rappresentare all’esterno il gruppo politico.
L’associazione nasce dall’esperienza vincente della lista civica “LA TUA SCIACCA” che si è affermata, durante le ultime elezioni del 2009, come la seconda lista della coalizione di Vito Bono.

Castelli bastonato da una precaria

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Varie

Le risposte (stupide) di un ministro ad una precaria di Palermo

Buona visione (dall’ultima puntata di Annozero)

Lavoro… Nero

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Italia

Rosarno, uno svincolo della ormai inutile ed impercorribile Salerno-Reggio Calabria, il pezzo di autostrada che mai nessun governo è riuscito a terminare e che rende la parte bassa della Calabria il luogo più lontano dal resto dell’. Non mi viene in mente un altro modo di definire quel luogo. Un nome che sfugge dallo sguardo subito dopo averlo messo a fuoco, mentre stai andando da qualunque altra parte.

È un non luogo: da quello svincolo o ci si addentra nella Piana di Gioia Tauro, fino ad arrivare al porto, o si imbocca la superstrada che porta all’altra costa, venti minuti per passare dal mar Tirreno al mar Jonio, e in mezzo il nulla. In quella parte della Calabria non c’è che il nulla e, in più, d’inverno fa freddo, niente a che vedere con l’immaginario classico del sud: sole, mare e tutto il resto.

Nella Piana gli agrumeti e gli uliveti fanno da padroni. La raccolta, prima dei mandarini e poi delle arance, è un duro, ma è ancora un buon modo di fare soldi. Chi ha ereditato un pezzo di terra dai genitori ha evitato quell’emigrazione di massa che ha coinvolto i più e ora ha qualcosa di cui occuparsi. I più capaci hanno sviluppato un sistema semi industriale per riuscire a sviluppare la commercializzazione del loro prodotto, gli altri debbono accontentarsi, usando manodopera a basso costo, di rivendere il raccolto sul territorio.

Lavoro duro e malpagato che nessuno vuol più fare. Eppure qualcuno che ancora può fare quel lavoro c’è: sono gli stranieri, gli immigrati, quelli dalla pelle scura (ma più scura di quella dei ragazzotti del luogo), i neri, i negri.

Proprio i negri, quelli che arrivano dall’Africa nera, quelli che non hanno niente, che non hanno ancora capito se sono arrivati in Italia oppure chissà dove, che si illudono di essere lì solo di passaggio, prima di approdare nei luoghi della ricchezza e delle comodità.

I negri che si accontentano di vivere come bestie. Quelli che, d’altronde, ci sono abituati, quelli che si fanno la capanna con il cartone nei casolari abbandonati o, peggio, per paura di essere derubati dormono tutti insieme, per terra, in una fabbrica abbandonata e data al fuoco qualche anno fa.

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