Medaglia d’Oro al saccense Pietro Vitabile

novembre 6, 2009 · Posted in Articoli · Comment 

oro4 NOVEMBRE 2009 CERIMONIA AD AGRIGENTO PROMOSSA DALLA PREFETTURA IL VICE SINDACO BRUNETTO CONSEGNA ONORIFICENZA A UN SACCENSE

Il Comune di Sciacca ha partecipato con una delegazione istituzionale alla cerimonia celebrativa della Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate promossa ad Agrigento a livello provinciale dalla Prefettura. A rappresentare il Comune di Sciacca è stato il vice sindaco Carmelo Brunetto. Una manifestazione si è svolta alla Villa Bonfiglio, con l’omaggio al Monumento dei Caduti. Nella tarda mattinata, al teatro Pirandello di Agrigento sono state consegnate due Medaglie d’Onore in memoria di cittadini italiani deportati nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale e Onorificenze al merito della Repubblica Italiana. Il vice sindaco di Sciacca Carmelo Brunetto è stato chiamato a consegnare una onorificenza al 91enne saccense Pietro Vitabile.

CNA & Lotta all’evasione fiscale

ottobre 28, 2009 · Posted in Varie · Comment 

cnaIL SINDACO VITO BONO SI CONGRATULA CON GIUSEPPE MONTALBANO, NEO VICE PRESIDENTE NAZIONALE CNA

Il sindaco di Sciacca Vito Bono si complimenta con il saccense Giuseppe Montalbano eletto a Roma vice presidente nazionale della Cna, Confederazione degli Artigiani. “Un incarico molto prestigioso – scrive il sindaco Vito Bono in una lettera inviata a Giuseppe Montalbano – che ti impegnerà in campo nazionale all’interno della Cna. Un incarico che ti premia per quanto sei riuscito a realizzare in Sicilia a favore dei nostri artigiani. Conoscendo le tue capacità e il tuo entusiasmo, – conclude il sindaco Vito Bono – sono sicuro che il tuo apporto sarà prezioso per sostenere la tua organizzazione e soprattutto per risollevare un comparto che sta vivendo un momento assai difficile”.

LOTTA ALL’EVASIONE TRIBUTARIA COMUNE SOTTOSCRIVE PROTOCOLLO CON GUARDIA DI FINANZA. DOMANI A SCIACCA, ALLE ORE 11, NELLA STANZA DEL SINDACO IL COMANDANTE PROVINCIALE DELLE FIAMME GIALLE VINCENZO RAFFO

L’Amministrazione comunale di Sciacca in campo contro l’evasione fiscale e tributaria. Il sindaco Vito Bono sottoscriverà domani, mercoledì 28 ottobre 2009, alle ore 11, un protocollo d’intesa con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza. Lo scopo dell’iniziativa è avviare un proficuo rapporto di collaborazione con le Fiamme Gialle al fine di potenziare e rendere più incisivo il sistema di controllo sull’osservanza degli obblighi di versamento di tributi quali Tarsu, Ici, Imposta Comunale sulla Pubblicità e Canone per l’Occupazione del Suolo Pubblico. Domani, a firmare al Comune di Sciacca la convenzione, è prevista la presenza del comandante provinciale della Guardia di Finanza di Agrigento Vincenzo Raffo e del comandante della compagnia delle Fiamme Gialle di Sciacca Lorenzo Villani. L’appuntamento è per le ore 11 nella stanza del sindaco. “L’Amministrazione comunale – dice il sindaco Vito Bono – sta portando avanti con forza uno dei punti programmatici oggetto della campagna elettorale, per recuperare utili risorse con l’individuazione degli evasori. Un’iniziativa che si pone accanto ai cittadini onesti e responsabili che versano regolarmente i tributi al comune consentendo di assicurare indispensabili servizi pubblici”.

Giuseppe Lumia: “La Sicilia è ancora in ginocchio”

agosto 24, 2009 · Posted in Varie · Comment 

lumia“La politica è collusa con la mafia. I cittadini devono ribellarsi.”
E’ questo il messaggio più importante che ha lasciato il senatore Giuseppe Lumia ai nostri microfoni.
La vicenda del senatore Lumia era salita agli onori della ribalta qualche tempo fa allor quando a seguito di indagini condotte dalla Procura di Palermo si è scoperto, grazie alle confessioni del pentito Nino Giuffrè, che il capomafia Bernardo Provenzano aveva progettato un attentato all’uomo politico durante il periodo in cui presiedeva la commissione parlamentare,ossia tra il 2000 e il 2001, attentato che però non è stato realizzato.
Tanto i cittadini quanto le istituzioni politiche hanno il dovere morale oltre che civile di portare avanti determinate lotte improntate sulla legalità e sui valori dell’antimafia.

Ecco l’intervista a Lumia (PD):

La Mafia fa schifo, mettiamocelo bene in mente

agosto 14, 2009 · Posted in Articoli · Comment 

Ci sono storie che dalla Sicilia faticano ad uscire. Rimangono impigliate tra i rovi della incantevole macchia mediterranea, si lacerano e sanguinano fino a morire senza riuscire ad oltrepassare lo Stretto.

Ignazio Cutrò, 41 anni, un’impresa edile, una moglie e due figli, per i pochi addetti ai lavori ormai è tristemente ripetitivo: quando vedi il suo nome apparire sul display del cellulare sai che ti sta comunicando un incendio, un danneggiamento, un bossolo sull’auto o l’acido nel motore dell’escavatore. Ben dodici attentati intimidatori da quando, nell’ottobre del 1999, ha denunciato le pressioni e le richieste di pizzo da parte della cosca del suo paese, Bivona, arroccato sui monti Sicani e rinomato per le pesche, meno per le cosche mafiose che in quella zona spadroneggiano. Più di una volta all’anno i mafiosi gli ricordano che loro ci sono, che non se ne vanno, che lo aspettano al varco. E lui, come sonore sberle, gli manda indietro gli avvisi, continuando a lavorare nella sua terra, prendendo appalti e cercando di portarli a compimento. Certo ai suoi mezzi serve «manutenzione straordinaria», ma per il resto Cutrò non molla.

Ha fondato la prima associazione antiracket agrigentina, Libere Terre, ed è entrato nel programma dei testimoni di giustizia con una vigilanza di 4° livello: una scorta minima che lo accompagna solo durante gli spostamenti. Quando raggiunge la sua casa, in aperta campagna e isolata del paese, in gergo tecnico si può dire che sono affaracci suoi. Agli uomini che lo accompagnano durante la tutela, mesi fa avevano assegnato un’auto blindata; poi c’hanno ripensato e l’hanno voluta indietro, avendone bisogno, probabilmente, per qualche politico agrigentino ad alto rischio di suicidio. Il 5 agosto scorso, all’una di notte, sconosciuti hanno disegnato con dei lumini funebri una croce a cento metri da casa sua, di fronte al cancello da cui si accede alla sua proprietà. Hanno avuto il tempo di completare il disegno, curare la grafica e la composizione in stile Barocco, e alla fine di accenderli. Tutto questo a cento metri dall’abitazione di un imprenditore che per lo Stato è ad elevato rischio di vita. Lo hanno svegliato i carabinieri chiedendogli se fosse stato Cutrò stesso, magari per ricordare qualche caro defunto. Purtroppo quei lumini erano per lui, da parte di amici che vorrebbero fargliene dono in un cimitero.

Raggiunto al telefono per l’Antefatto, Cutrò è apparso turbato ma ancora più motivato nella sua lotta: «Stanno alzando il tiro, tastano il terreno per farmi capire che si possono avvicinare, che nessuno controlla la mia casa. Negli ultimi periodi ho sentito che qui intorno, di notte, ci sono strani movimenti, e i miei cani più di una volta hanno fatto scappare qualcuno che si era avvicinato troppo. Ho paura perché non vivo da solo, e se dovessero far del male alla mia famiglia non me lo perdonerei». Dopo quest’ennesimo avvertimento, l’idea di lasciare la Sicilia lo attanaglia, e per la prima volta la prende seriamente in considerazione: «Così certo non si può andare avanti. Io ormai non dormo più, rimango sempre sveglio, all’erta. Se nessuno potrà darmi tranquillità, allora me ne andrò, ma a perdere sarà l’Italia, non certo io».

Dedicato a tutte le vittime della mafia

La tratta dell’orrore, un bimbo costa 50 euro

agosto 12, 2009 · Posted in Italia · Comment 

alberi E’ il prezzo che emerge da una frase che una connazionale urla per telefono alla donna arrestata all’alba di martedì dai carabinieri di Lanusei nell’ambito dell’inchiesta su un presunto traffico di bambini con il nordafrica. Accertamenti anche su un funzionario dell’ambasciata italiana a Rabat

Avrebbe già portato in Sardegna altri bambini, se solo avesse saputo che, in Marocco, procurarli era così facile, grazie a una venditrice molto disponibile.

Il prezzo? «Lo sai che lo hai comprato per cinquanta euro». È la frase, agghiacciante, che una connazionale in lacrime urla per telefono a Omu el Kahir Aniba, 46 anni (per i familiari Khira) arrestata all’alba di martedì dai carabinieri di Lanusei. La donna – questa la ricostruzione del pm Rossella Spano – sarebbe la vera madre del neonato che Khira ha portato in Italia sostenendo che fosse suo figlio. Per comprare il piccolo, dunque, sarebbe bastata una volgarissima banconota, anche se nelle trattative condotte in Marocco per un orrendo mercato di bimbi, il tariffario oscillava di parecchio. E, se i sospetti saranno confermati, coinvolgerebbe anche l’ambasciata italiana dove un funzionario è sotto indagine per aver concesso troppo facilmente il visto d’ingresso al neonato. Nato in casa e non in clinica come si voleva far credere grazie alla ipotizzata complicità di un medico.

Ulteriori conferme del baratto di bimbi in fasce? Una nordafricana, intercettata, chiede a un’altra se è vero che Khira ha preso un milione (verosimilmente s’intendono mille euro, osserva il pm) per comperare il bambino. Prezzi stracciati in confronto al valore aggiunto che poi sarebbe maturato nell’Isola, dove il commercio di immigrati clandestini avrebbe fruttato somme fino a diecimila euro.

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