Lavoro… Nero
Rosarno, uno svincolo della ormai inutile ed impercorribile Salerno-Reggio Calabria, il pezzo di autostrada che mai nessun governo è riuscito a terminare e che rende la parte bassa della Calabria il luogo più lontano dal resto dell’Italia. Non mi viene in mente un altro modo di definire quel luogo. Un nome che sfugge dallo sguardo subito dopo averlo messo a fuoco, mentre stai andando da qualunque altra parte.
È un non luogo: da quello svincolo o ci si addentra nella Piana di Gioia Tauro, fino ad arrivare al porto, o si imbocca la superstrada che porta all’altra costa, venti minuti per passare dal mar Tirreno al mar Jonio, e in mezzo il nulla. In quella parte della Calabria non c’è che il nulla e, in più, d’inverno fa freddo, niente a che vedere con l’immaginario classico del sud: sole, mare e tutto il resto.
Nella Piana gli agrumeti e gli uliveti fanno da padroni. La raccolta, prima dei mandarini e poi delle arance, è un lavoro duro, ma è ancora un buon modo di fare soldi. Chi ha ereditato un pezzo di terra dai genitori ha evitato quell’emigrazione di massa che ha coinvolto i più e ora ha qualcosa di cui occuparsi. I più capaci hanno sviluppato un sistema semi industriale per riuscire a sviluppare la commercializzazione del loro prodotto, gli altri debbono accontentarsi, usando manodopera a basso costo, di rivendere il raccolto sul territorio.
Lavoro duro e malpagato che nessuno vuol più fare. Eppure qualcuno che ancora può fare quel lavoro c’è: sono gli stranieri, gli immigrati, quelli dalla pelle scura (ma più scura di quella dei ragazzotti del luogo), i neri, i negri.
Proprio i negri, quelli che arrivano dall’Africa nera, quelli che non hanno niente, che non hanno ancora capito se sono arrivati in Italia oppure chissà dove, che si illudono di essere lì solo di passaggio, prima di approdare nei luoghi della ricchezza e delle comodità.
I negri che si accontentano di vivere come bestie. Quelli che, d’altronde, ci sono abituati, quelli che si fanno la capanna con il cartone nei casolari abbandonati o, peggio, per paura di essere derubati dormono tutti insieme, per terra, in una fabbrica abbandonata e data al fuoco qualche anno fa.
Medaglia d’Oro al saccense Pietro Vitabile
4 NOVEMBRE 2009 CERIMONIA AD AGRIGENTO PROMOSSA DALLA PREFETTURA IL VICE SINDACO BRUNETTO CONSEGNA ONORIFICENZA A UN SACCENSE
Il Comune di Sciacca ha partecipato con una delegazione istituzionale alla cerimonia celebrativa della Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate promossa ad Agrigento a livello provinciale dalla Prefettura. A rappresentare il Comune di Sciacca è stato il vice sindaco Carmelo Brunetto. Una manifestazione si è svolta alla Villa Bonfiglio, con l’omaggio al Monumento dei Caduti. Nella tarda mattinata, al teatro Pirandello di Agrigento sono state consegnate due Medaglie d’Onore in memoria di cittadini italiani deportati nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale e Onorificenze al merito della Repubblica Italiana. Il vice sindaco di Sciacca Carmelo Brunetto è stato chiamato a consegnare una onorificenza al 91enne saccense Pietro Vitabile.
Vicesindaco Brunetto al Congresso ANCI
VICESINDACO CARMELO BRUNETTO DELEGATO AL CONGRESSO NAZIONALE ANCI
C’è anche il vicesindaco di Sciacca Carmelo Brunetto tra i delegati dei comuni siciliani che parteciperanno al congresso nazionale dell’Anci, in programma la prossima settimana a Torino. Carmelo Brunetto è stato eletto nei giorni scorsi nel corso del congresso dell’Associazione nazionale comuni italiani – sezione Sicilia. Per la provincia di Agrigento, oltre al vicesindaco di Sciacca Carmelo Brunetto, tra gli altri sono stati delegati al congresso nazionale dell’Anci i sindaci di Agrigento Marco Zambuto, di Campobello di Licata Michele Termini, di Bivona Giovanni Panepinto, di Caltabellotta Calogero Pumilia, di Raffadali Silvio Cuffaro, e il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Salsedo.”Faremo sentire e pesare la nostra voce – dichiara il vicesindaco di Sciacca Carmelo Brunetto – affinché l’Anci, come organismo rappresentativo dei Comuni, pesi di più nell’interlocuzione con le Regioni e lo Stato e come strumento di mediazione tra gli interessi dei vari livelli di governo. Una delle questioni prioritarie è legata al reperimento delle risorse e a come conciliare, dunque, le esigenze quotidiane delle comunità amministrate, lo sviluppo, la solidarietà sociale, con le difficoltà di bilancio accentuate dalla continua riduzione dei trasferimenti regionali e statali ai Comuni”.
Censure dimenticate e la nave dei veleni…
Anche l’America censura…
"Quella nave è una bomba tossica ma il governo dorme"
Quando divenne assessore all’Ambiente della Calabria, il biologo marino Silvio Greco non immaginava che le sue competenze tecniche gli sarebbe tornate tanto utili. Ora è come un cardiochirurgo che, diventato direttore diuna Asl, s’imbatte in uno scandalo connesso ai trapianti di cuore: conosce la sofferenza del paziente e, nel contempo, individua le responsabilità dell’ amministrazione. Il cuore sofferente che indigna Silvio Greco è il mare della sua terra. La malattia è una nave carica di fusti velenosi, una bomba di cui non si conosce la composizione, idonea a provocare una catastrofe ambientale di proporzioni spaventose e a colpire gravemente la salute dell’uomo. L’amministrazione sciatta è quella dello Stato: «Il governo ancora non ha fatto niente. Se una cosa del genere fosse stata scoperta a largo di Portofino o di Venezia non credo proprio che le cose sarebbe andate così. Evidentemente non si rendono conto che il mare non conosce i confini amministrativi. Il mare è di tutti. Questa è una catastrofe nazionale».
Cominciamo dall’inizio.
«Era lo scorso 13 maggio. Il procuratore della Repubblica di Paola, Giordano Bruno, mi presentò una relazione che riguardava un eccezionale aumento dei tumori nella zona di Serra D’Aiello e anche uno studio realizzato per verificare le dichiarazioni di unpentito che aveva parlato di navi cariche di veleni affondate davanti alle nostre coste. Dal tracciato di un sonar risultava che in un punto-mare corrispondente a quello indicato dal pentito erano giunti segnali compatibili con la presenza di un relitto. Si trattava di verificare e la procura non aveva i mezzi».
Morire per delle Idee
Morire per delle idee, l’idea è affascinante
per poco io morivo senza averla mai avuta,
perchè chi ce l’aveva, una folla di gente,
gridando “viva la morte” proprio addosso mi è caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta, va bè
ma di morte lenta.




















