Fiumi e fiumi di droga. Con queste poche parole potrebbe essere riassunta l’attività principale di cosa nostra negli ultimi mesi in provincia di Agrigento.
Dopo gli ultimi arresti degli ex latitanti Giuseppe Falsone e Gerlandino Messina, le cosche si stanno riorganizzando e suddividendo il territorio in base agli affari derivanti dalla polvere bianca: cocaina, eroina e pasticche.
E’ di pochi giorni fa del resto l’operazione denominata Hardom condotta dalla squadra mobile di Agrigento che ha portato all’arresto di 11 persone dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti e che secondo l’accusa farebbero parte di un organizzazione internazionale che portava la droga dalla Germania e dal Belgio verso la Sicilia. Alcuni degli arrestati hanno addirittura vincoli di parentela col vecchio capomafia Gerlandino Messina.
La situazione mafiosa in provincia di Agrigento è una vera polveriera, gli arresti eccellenti hanno fatto saltare determinate alleanze e adesso le famigghie sono in difficoltà.
I boss più autorevoli sono pronti a fare affari negli appalti pubblici e privati, nei rifiuti, nella grande e piccola distribuzione, nelle estorsioni, nell’usura e soprattutto come detto nel traffico di droga.
Insomma la mafia antica e quella moderna che cerca un punto d’incontro tra gli affari tradizionali e quelli per così dire moderni.
Il tutto sotto la supervisione dell’ultimo ricchissimo boss Matteo Messina Denaro, invisibile dal 1993. Anzi, secondo alcuni, nemmeno poi tanto invisibile. Continuerebbe a dirigere direttamente affari e pizzini su tutto il territorio, soprattutto quello occidentale della Sicilia.
Per gli inquirenti il centro di smistamento di pizzini e droga potrebbe trovarsi nel trafficato porto di Mazara del Vallo ma la rete di protezione per i boss è ancora fitta.
Infatti, Nonostante le operazioni Golem e Golem 2 che hanno portato all’arresto di decine di fiancheggiatori del superlatitante, Denaro, fedele al suo nome, continuerebbe a far soldi, soprattutto legati alla droga.
Secondo il Pm Ingroia che teme il riattivarsi della stagione delle stragi, Messina Denaro si nasconderebbe nel suo territorio, tra Mazara e Trapani, coperto da una società meno schierata contro la mafia e da una rete più capillare che fa da scudo alle operazioni antimafia. Probabilmente dice Ingroia si nasconde proprio a Castelvetrano, continuando ad indossare i suoi capi firmati preferiti, i suoi rolex, passando inosservato agli occhi esterni ed ammirato dai suoi stessi concittadini.
Calogero Parlapiano
Nasce l’associazione Giovane Europa
Nasce l’associazione Giovane Europa. Segretario il saccense Bernardo Indelicato.
Continua la minaccia per la probabile costruzione di nuove piattaforme per le trivellazioni in mare al largo delle coste siciliane, nelle zone sud-occidentali della Sicilia.Ma i sindaci dei comuni costieri della Sicilia Meridionale e Occidentale non stanno a guardare. E si mobilitano riunendosi in seduta straordinaria nella città di Sciacca, su convocazione dell’Assessore al Territorio e Ambiente Giovanni Roberto Di Mauro, per discutere. E decidere sulle prossime mosse da contrapporre alle richieste di permessi per le trivellazioni delle coste sicule avanzate da svariate società. La questione è assai spinosa, se si considera che le società hanno ottenuto autorizzazioni alla ricerca petrolifera in terra e nel mare prospiciente le rive siciliane.
Tra le preoccupazioni dei sindaci sta, in primis, il pericolo di una concreta minaccia agli insediamenti e alle risorse naturalistiche. Secondo la relazione stilata dal consiglio dei sindaci infatti, pare che lungo le coste, nell’arco di tempo che va dal 2002 al 2010, siano state presentate al ministero dello Sviluppo Economico più di 40 richieste di permessi di ricerca Idrocarburi in mare. Autorizzazioni che insistono su un’area superiore ai 20mila kmq coinvolgendo un territorio che va da Trapani a Siracusa. E pare che ad oggi ben 20 su 40 concessioni abbiano ricevuto il via libera da parte dei ministeri competenti.
In concreto, i piani di ricerca prevedono una prima fase realizzata con indagini sismiche condotta con pistole ad aria, chiamate airgun, che creano onde sonore ad alta intensità. Nella seconda fase si procede poi alla vera e propria estrazione del petrolio.Siti Patrimonio dell’umanità dell’Unesco, città a forte vocazione turistica, templi, riserve e aree marine protette oltre a grandi porti pescherecci, come Sciacca e Mazara del Vallo, rischiano molto se si considera che la distanza dalla costa della maggior parte dei pemessi di ricerca arriva a pochi metri dalla terraferma. E il problema si fa ancora più complicato se si aggiunge che le piattaforme petrolifere saranno ben visibili dalla terraferma, in alcuni casi persino raggiungibili, con una conseguente compromissione non solo dei siti archeologici ma anche di resort di lusso e porti che sorgono affacciati al Mediterraneo. Tutte strutture che hanno ricevuto dalla Comunità Europea, dallo Stato e dalle Regioni capitali elevati per incentivare lo sviluppo turistico.
A turbare i sonni dei comuni sono poi i capitali sociali delle società richiedenti, alcuni dei quali arrivano a stento ai 10mila euro, pochi per coprire i possibili sversamenti accidentali di idrocarburi che causerebbero inquinamento e depauperamento dei fondali.E le azzurre coste meridionali italiane corrono grossi rischi anche per la presenza di vulcani attivi in prossimità delle coste. Come la bocca del vulcano dell’isola Ferdinandea, che si trova tra Sciacca e Pantelleria, a circa sei metri di profondità.
Proprio quel tratto di mare attira nuovi interessi commerciali: quelli della piccola compagnia petrolifera San Leon srl, che si accinge a cercare il greggio su un’area di 482 chilometri, vicinissimo ai tempi di Selinunte, e che ha già ricevuto la concessione ai sondaggi da parte del ministero dello Sviluppo Economico. Quasi impossibile per ora riuscire a contattare direttamente i dirigenti della San Leon, dato che la mediazione di una segreteria per concordare un appuntamento, non è ancora andata a buon fine e non ci ha concesso di intervistare “la controparte”. Ma di certo la Sicilia non sta a guardare: il comune di Sciacca ha già presentato un esposto alla Procura contro la San Leon. La società infatti oltre a garantire un capitale sociale minimo –che dovrebbe aggirarsi attorno ai diecimila euro- ha presentato uno studio dell’impatto ambientale in cui Ancona è accostata a Sciacca. “Uno studio propedeutico”- specifica la società, che sembrerebbe essere un mero copia-incolla del piano destinato al comune anconetano e semplicemente “riciclato”per la Sicilia.
E i comuni si sono riuniti e hanno firmato una mozione, approvata in Assemblea regionale all’unanimità e inviata al Presidente della Repubblica e alle massime autorità, per costituire un Organo di Coordinamento che “persegua lo scopo di impedire l’effettuazioni di ricerche petrolifere su tutto il Territorio ed il Mare di Sicilia”. Pur avendo sulla vicenda solo un parere non vincolante, le autorità siciliane sono determinate ad andare fino in fondo alla vicenda. Considerando che il voto unanime per la mozione anti-trivellazioni ha messo già incredibilmente d’accordo gli schieramenti siciliani di destra e sinistra, la corsa all’oro nero siciliano non sarà impresa facile per le società petrolifere. (www.tgcom.it/ Giuditta Avellina)
Presentato il libro di R.Moncada al Castello Luna

Club Unesco presenta libro di Raimondo Moncada
Serata all’insegna dell’umorismo e della riflessionecon un momento di sensibilizzazione a favore della Lilt Cultura e solidarietà nell’incontro con l’autore promosso questo fine settimana a Sciacca dal responsabile del Club Unesco, con il patrocinio del Comune e l’adesione dell’Associazione Antiche Tradizioni che ha messo a disposizione il Castello Luna. La serata, condotta dal responsabile del club Unesco Lorenzo Salvagio, è stata all’insegna della riflessione e del divertimento su un tema arduo affrontato in modo umoristico da Raimondo Moncada nel suo libro. I vari interventi, anche quello di numerosi spettatori, hanno alla fine posto l’accento sulla forza dell’ironia, sul potere del riso e sul coraggio dell’autoironia per migliorare la qualità della vita e superare situazioni particolarmente difficili. Lorenzo Salvagio ha intervistato per un’ora l’autore che ha parlato ampiamente del suo libro “Ti tocca anche se ti tocchi” spiegando come è nato dopo avere scritto altre opere satiriche come “Odissea” e “Il peccato di Eva”. La presentazione del libro umoristico di Raimondo Moncada è stata anche l’occasione per un momento di sensibilizzazione voluto dal Club Unisco e legato alla Lilt, la lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori a favore della quale si è aperta da qualche settimana una gara di solidarietà per sostenere i suoi volontari che portano avanti indispensabili e meritorie attività. La libreria Grafite, che si occupa di distribuire l’opera dell’autore proposto dal Club Unesco, destina parte del ricavato della vendita del libro proprio alla Lilt. Presente tra il pubblico, venerdì sera al castello Luna all’incontro con Raimondo Moncada, anche il presidente provinciale della Lilt Francesco Verderame.















