Le mie prigioni. Intervista a Nicola Madonia

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Articoli, Not Magazine

Le in Italia e in Sicilia non esistono. Non esistono nella misura in cui non teniamo in considerazione tutti gli esseri umani, i drammi e le storie che esse contengono.
Le carceri non esistono dicevamo. La maggior parte di noi non ne ha mai vista una dall’interno.
Per la maggior parte di noi i carcerati non esistono. Sono “gli invisibili”. Coloro che non hanno voce, coloro ai quali non si dà voce. Tutto celato nel silenzio. E nell’indifferenza.
Di questo e di tanto altro ancora abbiamo parlato con Nicola Madonia, l’uomo che ha vissuto due volte come ci conferma lui stesso. Per 23 anni è stato sacerdote, dal giugno dell’83 al 2006, ha insegnato in seminario ma anche Teologia presso la facoltà teologica dell’università di Palermo dall’89 al 2005 e presso la Lumsa di Caltanissetta e Mussomeli. Ha redatto diversi libri tra i quali uno sulla figura di Gesù Cristo, volume che ha avuto tale successo da essere tradotto anche in spagnolo.
Ma è stato soprattutto cappellano ausiliario presso il carcere di Agrigento. Di aneddoti, di uomini, di delinquenti, di anime in carcere ne ha conosciute parecchie Nicola Madonia. E adesso che non è più sacerdote, ma è sposato e si occupa di fotovoltaico, aziende agricole e olivicole, ha messo in piedi un’associazione, “Pedagogicamente”, che intende occuparsi di carcere e carcerati puntando al reinserimento in società.

Quali sono gli obbiettivi che vi prefiggete con “Pedagogicamente”?
Si tratta di un centro studi, nato nel 2009, che ha la finalità di mettere al centro dell’attenzione i disagiati, soprattutto i carcerati partendo, non solo dalla mia esperienza personale come cappellano all’interno di un carcere, ma anche da quella di due ex detenuti che lavorano attivamente alla realizzazione di questo progetto. Il loro è stato un cammino cominciato in carcere e che tuttora prosegue, il cambiamento, però è stato determinato maggiormente dalla loro volontà più che dal contesto detentivo poiché, di fatto, oggi come oggi il carcere degenera, non riqualifica, anzi deteriora.
Nelle carceri ci sono tantissimi delinquenti ma pochissime proposte rieducative. Obbiettivo è appunto quello di offrire programmi, diversi livelli di attività rieducative cercando di reinserire l’ex detenuto nella società e nel contesto lavorativo. Spesso gli ex detenuti, in quanto tali, sono tagliati fuori dalla società, niente accoglienza, niente accettazione, niente reinserimento: offrire delle alternative è un buon viatico per evitare che questi uomini commettano nuovi errori e tornino in carcere. Ho conosciuto persone che non volevano uscire dal carcere o che facevano di tutto per entrarvi nuovamente, poiché solo in quel contesto avevano un tetto dove ripararsi e qualcosa di caldo da mangiare. Casi davvero disperati.
In generale invece si dovrebbe puntare al recupero di questi individui, ma per fare questo occorre superare l’ostilità e la ghettizzazione voluta dalla società moderna. E’ fondamentale offrire loro una formazione umana e culturale affinché cambi l’approccio alla vita, sia superata l’idea che la prepotenza può tutto, l’idea della mafiosità. Abbiamo già avviato a tal fine diverse proposte, incontri e convenzioni con l’università di Palermo e con l’assessorato alla Formazione al quale abbiamo proposto il progetto “Fuori dalle celle”. Gli ex detenuti vanno riqualificati culturalmente, ma va loro offerto anche un lavoro utile alla società. I due ragazzi cui accennavo precedentemente si sono per esempio laureati in carcere. Questo è il simbolo del riscatto, quello che vogliamo avvicinare pure agli altri.
La cosa più importante da fare è però quella di parlare di queste problematiche poiché spesso molti diritti sono negati ai carcerati e non dovrebbe essere così.

Letti tutto…

Carceri, “non siate indifferenti”

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Articoli, Not Magazine

INTERVISTA AD ANTONELLO NICOSIA

51 suicidi in carcere, fino ad oggi, nel 2010, l’ultimo quello di Mirko Saccet, all’interno del penitenziario di Belluno e 68723 detenuti in totale in Italia, questi i dati che ci sbatte in faccia Antonello Nicosia, direttore generale del centro studi “Pedagogicamente”.
Situazioni intollerabili, realtà sconosciute ai più. Problematiche che per Antonello sono divenute quasi ragioni di vita.

Si parla sempre poco della “questione carcere”. Eppure lei invece non abbassa mai la guardia su queste vicende e continua ad approfondire le proprie conoscenze.
Si, è vero. Sono tornato da Roma dove, dal 22 al 25 settembre, ho seguito un corso intitolato “Tecniche di promozione e protezione dei diritti delle persone private della libertà”. E’ stato un momento formativo importante che mi ha permesso di confrontarmi con altre persone e altre realtà. Il corso è stato organizzato dall’associazione “Antigone” che da circa 30 anni si occupa della tutela dei diritti dei detenuti. Io, tra l’altro, sono anche osservatore delle della Sicilia per “Antigone”. Ci tengo a sottolineare che il corso si è tenuto presso una scuola intitolata e dedicata a Stefano Cucchi, vittima di un noto caso di morte in carcere di cui si è parlato tantissimo in tv negli ultimi mesi.

A tal riguardo che opinione si è fatto? Cosa pensa del “caso Cucchi”?
Quello che è successo a Cucchi è criminale. Lo Stato dovrebbe garantire l’incolumità ai detenuti, soprattutto a coloro che sono al loro primo ingresso in carcere. Questi diritti sono garantiti dall’articolo 27 della Costituzione e tutti, fino al terzo grado di giudizio, devono avere garantita la presunzione di innocenza. Non si possono subire torture in carcere. La tortura è un reato.

Dalla sua esperienza e dai suoi studi in merito, come giudica la figura del “direttore del carcere”?
Quella del direttore del carcere è una figura importantissima poiché il carcere dovrebbe essere un laboratorio di rieducazione per il reo, un luogo dove escludo di pensare che possano trovarsi innocenti. Dovrebbero esserci solamente i deviati ai quali ovviamente vanno garantiti i diritti fondamentali. Il sovraffollamento delle carceri è per esempio una forma di tortura. 4-5 esseri umani non possono stare rinchiusi in una cella piccolissima. E’ una figura che deve mediare tra la polizia penitenziaria, gli operatori penitenziari e i detenuti. Spesso per cultura e formazione può ritrovarsi in difficoltà in quanto la maggior parte si occupa soltanto dell’aspetto della sicurezza. Ma in Sicilia ci sono stati diversi direttori trattamentalisti per formazione come per esempio l’ex direttore del Pagliarelli di Palermo la dottoressa Brancato che ha fatto realizzare in carcere la sartoria, il laboratorio teatrale e classi d’istituto superiore. Un vero laboratorio rieducativi è il carcere di Bollate, vicino Milano, dove troviamo il call center della Telecom, la falegnameria, stanze per i colloqui molto belle, cucine, servizi catering con l’esterno: è una realtà purtroppo molto lontana rispetto alle carceri siciliane.

Letti tutto…

Due minibus solidali gratis al Comune di Sciacca

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Varie

L’Amministrazione comunale di ha aderito al Progetto denominato “MGG”, ovvero “Mobilità Garantita Gratuitamente” per potenziare i servizi di trasporto a favore di persone disabili. Ne danno notizia il sindaco Vito Bono e l’assessore alle Politiche Sociali Gianfranco Vecchio. Al Comune, grazie a questa iniziativa, saranno concessi gratuitamente – con la formula del comodato d’uso – due pulmini “solidali”, attrezzati per la mobilità di cittadini portatori di handicap. “E’ un progetto – dichiarano il sindaco Vito Bono e l’assessore Gianfranco Vecchio – che l’Amministrazione comunale ha accolto subito perché va a promuovere una nuova cultura della nei confronti di persone svantaggiate, attraverso una concreta e proficua sinergia tra pubblico e privato. La ‘MGG’ è socialmente una iniziativa di grande utilità ed a costo zero per il Comune. I due minibus, forniti gratuitamente, saranno utilizzati dal Comune di Sciacca nell’ambito delle attività sociali promosse nel territorio”. Tutti i dettagli del progetto “MGG” saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per mercoledì, 14 aprile 2010, alle ore 11, nella Sala Blasco del Palazzo Municipale. Interverranno il sindaco Vito Bono, l’assessore alle Politiche Sociali Gianfranco Vecchio, la procuratrice della società MGG Stefania Di Pancrazio e Giuseppe Ambrogio, presidente della quinta Commissione consiliare “”.

Anche da Sciacca aiuti per Haiti

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Vita Politica

DI HAITI IL COMUNE DI PRONTO A FARE LA SUA PARTE PER AIUTARE I BAMBINI ORFANI

“Il Comune di Sciacca è pronto a fare quanto è nelle proprie possibilità, con la collaborazione delle associazioni di volontariato e delle famiglie saccensi, per aiutare la popolazione di Haiti e, in particolare, i tanti bambini che il devastante terremoto ha reso orfani”. È quanto dichiarano il sindaco Vito Bono e l’assessore alle Politiche Sociali Gianfranco Vecchio nel fare propria la proposta del presidente del Consiglio comunale Filippo Bellanca. Il sindaco Vito Bono e l’assessore Gianfranco Vecchio rendono noto di avere chiesto all’Ufficio Affari Sociali di attivare ogni azione utile e praticabile, in accordo con gli enti nazionali ed internazionali che si stano occupando degli aiuti umanitari, al fine di agevolare e velocizzare soprattutto le pratiche di adozioni internazionali o di affidi temporanei, a famiglie o a strutture di accoglienza, di minori haitiani risultanti in stato di abbandono e bisognosi di cure mediche, affetto e sostegno psicologico.

“Donare gli organi è donare la vita”, ammirazione per la famiglia di Stefano Tabarro

Posted by: Calogero Parlapiano  :  Categoria: Varie

LA MORTE DI STEFANO TABARRO L’AMMIRAZIONE DEL SINDACO VITO BONO PER LA SCELTA DELLA FAMIGLIA DI DONARE GLI ORGANI

Il sindaco Vito Bono, nell’esprimere profondo cordoglio ai familiari di Stefano Tabarro, il giovane saccense morto in seguito a un incidente stradale, evidenzia l’alto valore umano della scelta della famiglia di donare gli organi. “E’ un gesto di esemplare generosità umana, in un momento di estremo dolore e sconforto – dice il sindaco Vito Bono -. Alla famiglia Tabarro giungano le mie condoglianze e quelle dell’Amministrazione comunale, assieme all’ammirazione per una scelta di vita, una scelta di commovente altruismo, una scelta che consente ad altre persone di vivere una vita degna di essere vissuta grazie agli organi vitali del proprio caro, a cui il destino ha riservato una morte prematura. Il gesto della famiglia Tabarro afferma ancora una volta la cultura della vita, invitandoci tutti a riflettere profondamente sul significato della vita e della donazione. In attimi di indicibile strazio per la improvvisa e tragica perdita di un proprio familiare, chi ha cuore nobile ha l’umana lucidità di pensare al prossimo, di pensare alla vita di altri, per alleviare le precarie e sofferenti condizioni di salute se non addirittura di salvare l’esistenza di persone gravemente ammalate. Per questa ragione, mi sento di evidenziare il grande gesto della famiglia Tabarro e l’altissimo valore della donazione degli organi nonostante siano passati tanti anni dal gesto della famiglia La Rosa. Donare gli organi è donare la vita”.